Kerry Kennedy, il «girl power» fa scuola

Se il girlpower - la forza e il potere delle donne, tanto celebrato da Hillary Clinton nei suoi discorsi (e sostenuta con forza anche dalla sua amica italiana Donatella Versace nelle sue collezioni) - avesse un volto, ieri a Milano quel volto era sicuramente quello di Kerry Kennedy. Nel pomeriggio, in Assolombarda, la settima degli undici figli di Robert ed Ethel Kennedy - presidentessa della Robert Kennedy Foundation of Europe onlus, nata per sostenere la lotta per i diritti umani a livello internazionale e per sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema - affiancata dalla presidentessa Diana Bracco e dal sindaco Letizia Moratti, ha parlato per 25 minuti trascinando e ammaliando con il suo spirito, l’ironia e la caparbietà di un’intelligenza sottile, un’entusiasta platea quasi tutta al maschile capitanata dal senatore Mario D’Urso.
In Italia per presentare il progetto educativo e scolastico Speak truth to power (Coraggio senza confini) - promosso in collaborazione con il ministero della Pubblica istruzione e sostenuto e realizzato dalle regioni Lazio, Lombardia, Toscana e Calabria - la Kennedy ha spiegato come trasmettere agli studenti dell'ultimo triennio delle scuole superiori (sono loro i destinatari) la capacità di creare il cambiamento sul piano della legalità, dei diritti umani e della giustizia sociale attraverso il multiculturalismo e una serie di strumenti per cambiare, sia sul piano locale che su quello globale. Un progetto che, oltre a incoraggiare i giovani a unire le proprie forze vuole spronare governi, fondazioni e individui a sostenere i diritti umani, richiamando gli abusi e le limitazioni ancora presenti. Il progetto prevede un manuale educativo, un libro, una mostra fotografica e uno spettacolo teatrale. Ogni diritto umano viene illustrato attraverso la vita dei difensori delle libertà fondamentali nella storia, a partire dalle figure che si sono distinte in aree particolari, in modo che argomenti universali siano affrontati e compresi con esempi localmente riconoscibili.
Dopo aver elogiato la sintesi del discorso nell’inglese molto fluent della Moratti («siete fortunati ad averla come sindaco») Kerry Kennedy non ha lesinato critiche nei confronti di Barack Obama, sostenuto da quasi tutta la sua famiglia ma non da lei e da suo fratello Christopher che tifavano Clinton («è carismatico perché fa leva sui sentimenti migliori della gente: un modo molto facile per raccogliere consensi») e su John Mc Cain («la sua politica sarà la fotocopia di quella di Bush») senza nascondere il suo rammarico per l’esclusione di Hillary dalla corsa presidenziale («il suo impegno come donna ha comunque cambiato per sempre il corso della nostra storia: nessuna negli Stati Uniti, prima di lei, era riuscita a candidarsi»).