Un killer chiamato smog: sono due milioni l'anno i morti per inquinamento

L'allarme lanciato dall'Organizzazione mondiale della sanità: più della metà dei decessi si potrebbero evitare se si tenessero le polveri sottili sotto controllo. E in Italia l'aria avvelenata delle città uccide ogni anno almeno 8.500 persone di cardiopatie e tumori indotti

Ecco lo smog, un killer silenzioso e implacabile: ogni anno sono infatti oltre due milioni le persone che nel mondo muoiono a causa dell'inalazione delle particelle fini diffuse nell'aria. Questa è la cifra allarmante, diffusa dall'Organizzazione mondiale della sanità, delle vittime dell'inquinamento: la maggioranza dei casi nelle zone urbane, dove il numero di decessi prematuri da attribuire a quello che si respira è stimato a 1,34 milioni. Di questi, più di un milione potrebbero essere evitati, se solo i valori delle linee guida dell'Oms fossero rispettati. Purtroppo solo poche città hanno limiti conformi alle raccomandazioni e, anzi, il numero di decessi riferibili all'inquinamento atmosferico urbano è in aumento.
Le particelle fini che inquinano l'aria provengono spesso da fonti di combustione, quali le centrali elettriche a carbone ed i veicoli a motore. Le particelle PM10 - spiega l'Oms - possono penetrare nei polmoni, entrare nella circolazione del sangue e provocare cardiopatie, tumori ai polmoni, casi d'asma e infezioni delle vie respiratorie inferiori.
L'Oms ha fissato la soglia massima a 20 microgrammi per metro cubo, ma in alcuni centri la concentrazione raggiunge circa 300 microgrammi. La Mongolia è in testa a questa classifica al contrario, con una concentrazione media annuale di 279. Seguono il Botswana (216) e il Pakistan (198). In Italia siamo a quosta 37. Meglio della Grecia (44), ma peggio della Francia (27) o degli Stati Uniti (18).
Risultato: l'inquinamento urbano italiano provoca 8.500 morti l'anno. E a rendere le nostre città italiane poco vivibili ci sono anche la congestione da traffico, le abitazioni costruite male o nel posto sbagliato e le fabbriche a rischio d'incidente. Tutti ciò emerge dal rapporto «Ecosistema Urbano» realizzato da Legambiente e dall'Istituto di ricerche ambiente Italia, che quest'anno ha voluto accendere i riflettori sulle tante insicurezze cui si parla sempre troppo poco.
I nuovi numeri dei principali comuni capoluogo ci ribadiscono che una delle prime emergenze ambientali da affrontare è quella dello smog. In una cinquantina di città si rileva la presenza di aree critiche per le concentrazioni da biossido di azoto mentre a Frosinone, Caserta, Torino, Pavia e Napoli il valore medio annuo è superiore ai 40 microgrammi per metro cubo.
Asti, Cagliari, Lucca, Milano, Venezia e Palermo presentano un valore superiore ai 40 microgrammi/mc in almeno una centralina. Sono invece ben 47 i centri nei quali una centralina ha rilevato un numero di giorni di superamento della concentrazione media oraria (50 microgrammi/mc) superiore a quanto previsto per legge (35 giorni).