L’accusa di Armani: «Nella mia Milano regna il degrado»

Lo stilista: «Se c’è una panchina rotta nessuno la sostituisce, la colpa è delle istituzioni». E dei graffitari dice: «In galera»

Gli occhi abbagliati dai riflettori delle passerelle, lo sguardo accecato dallo scintillio degli abiti delle modelle, adrenalina da «giorno prima» (oggi la sfilata-evento, la più attesa della settimana e l’inaugurazione di tre negozi) Giorgio Armani, a Londra per l’inaugurazione della London Fashion Week, non riesce a non pensare alla sua Milano. E all’amaro confronto con la capitale britannica. «Londra è una città meravigliosa, e forse il merito è un fortunato mix di senso civico, tipico degli inglesi, unito a una dose di indifferenza e di spirito di iniziativa».
E l’allusione al senso civico dei britannici non è casuale se Armani lancia la sua invettiva contro i writer. «Fosse per me li metterei tutti in galera, sul serio». Colpo basso per Milano che sta «aprendo» ai graffitari, almeno a quelli di qualità. Davide Rampello, presidente della Triennale ha dato loro i muri esterni del nuovo polo del contemporaneo alla Bovisa, le Ferrovie Nord i muri che corrono lungo i binari da Cadorna a Bovisa, la metropolitana alcune stazioni, l’assessore Sgarbi ha creato un progetto stabile per i writer milanesi, che saranno protagonisti della Giornata del Contemporaneo il 14 ottobre. Giorgio Armani non ci sta, per lui sono solo «delinquenti».
Nel discorso dello stilista, però, i graffitari fungono da capro espiatorio di un degrado milanese ben più grande: «Se in città c’è una panchina rotta nessuno la sostituisce. La colpa? Delle istituzioni, la Moratti non me ne voglia. E quel monumento a Pertini ricoperto di escrementi di uccelli? Nessuno lo pulisce. Quel monumento fa schifo, chiude la piazza e la prospettiva di via Montenapoleone. Andrebbe certamente messo in un luogo più consono».
Ecco un altro doloroso spunto per lo schiacciante confronto Milano-Londra: «Ieri sono stato da Harrod’s: è bellissimo e divertente. Da noi non esiste questo gusto nel fare shopping, anche perché si è perso quello “stile di strada”. Qui, accanto ai negozi di lusso, se ne trovano di piccoli e modesti. A Milano, invece, se si cercano le grandi griffe si va nel Quadrilatero della Moda, se si cerca altro si va in altre zone». Insomma è la divisione a compartimenti stagni, la ghettizzazione dei quartieri che fa morire una città, «come sta succedendo a Milano».