«L’alcova consacra i leader, ha sostituito l’ideologia»

da Milano

Dal suo voluminoso - «quindici armadi più la biblioteca di casa» - e invidiatissimo archivio Filippo Ceccarelli, editorialista di Repubblica e giornalista politico tra i più acuti, ha sfornato una riedizione, tredici anni dopo, del libro «Il letto e il potere. Storia sessuale d’Italia da Mussolini a Vallettopoli bis» (Longanesi, 426 pp., 18,60 ). Titoli di alcuni capitoli, tanto per capirci: «Il craxismo afrodisiaco», «Dal Casini desnudo al Merolone», «Da Luxuria a Sircana, la soglia del trans».
Ceccarelli, dove eravamo rimasti?
«Alla fine della Prima Repubblica. La caduta dei potenti si portava appresso il dileggio per la loro insubordinazione ai codici etici».
Il sesso come prosecuzione della politica con altri mezzi?
«Complemento di ferocia. Si scoprirono i quadri regalati alle amanti, i figli illegittimi, le alcove... I socialisti furono i bersagli preferiti».
Si dice: godevano più di tutti...
«Invidia e fariseismo. Il binomio godimento-fallimento è meschino».
Dopo 13 anni, che novità ha trovato nel rapporto tra sesso e potere?
«Prima gli amorazzi e le corna erano coperte dal grande mantello dell’ideologia».
E dell’ipocrisia?
«Anche. Il privato dei politici americani finiva sui giornali, in Italia negli archivi dei servizi segreti. E alimentava chissà quali ricatti».
La caduta delle ideologie ha fatto crollare le pareti delle alcove?
«Ha portato sulla scena i politici in quanto persone, la tv ha fatto il resto. L’esibizione narcisistica dei corpi consacra i politici».
Credono di essere più vicini alla gente mostrandosi «normali»?
«Mostrarsi “caldi”, a portata di mano, produce consenso. Ma induce anche a esagerare. Dagli amarcord sulla perdita della verginità all’outing sui film porno. E siamo al reggicalze e al cilicio. Fino a Luxuria».
In che senso «fino a Luxuria»?
«Quello è il punto d’arrivo. Da molti punti di vista oggi la politica è trans. I transfughi, la chirurgia estetica, la promiscuità, i coriandoli ai congressi, l’abbigliamento vistoso. Vent’anni fa Cicciolina in Parlamento sembrava una follia, invece era una profezia».
La parabola più rappresentativa?
«La Pivetti: vertigine della trasfigurazione. Da vandeana pudibonda che fa tirar via dall’ufficio alla Camera una Venere nuda a cat-woman con frustino e corpetto in pelle. Pensa che tragitto...».
E la mistica dell’esuberanza sessuale come metafora del potere?
«Berlusconi è una specia di messia. Da leader erogeno ha messo allo scoperto il nesso imprescindibile tra fascino e potere. Però la sua leadership ha anche un tratto un po’ femminile, con il sorriso da diva hollywoodiana, e per questo le donne le capisce di più. E le conquista».
E Veltroni? La sua cos’è, una leadership asessuata?
«Direi maternale, mentre quella di D’Alema era più maschile».
E com’è cambiato il lavoro di documentazione su questi temi?
«Una volta leggevi i quindici quotidiani politici e stavi a posto. Ora sei sommerso di rotocalchi, di Cafonal di Dagospia. Prima la fatica era scavare, ricostruire, raccogliere informazioni. C’era tutta una liturgia nella reinterpretazione degli amori nel Pci, nell’analisi delle tresche nel Psi... Ora più che mai il sesso ti arriva addosso a valanga. La fatica è filtrare. Difendersi».