L’allarme smog a Milano? In realtà l’aria è più pulita

Fochi, chimico alla Normale, smorza l’sos sulle polveri sottili. «Il monossido di carbonio è un terzo, solo l’ozono non cala». I dati delle centraline rilevano concentrazioni più basse di dieci anni fa

Milano indecentemente inquinata? Non è vero. Milano che si mangia gli anni d’attesa di vita dei suoi abitanti? Non abbandoniamoci a ipotesi di complotto catastrofiche. Per quanto concerne l’inquinamento dell’aria, la città rientra nella media nazionale, media migliorata negli ultimi decenni in tutte le province italiane tranne che a Napoli. Gianni Fochi, chimico alla scuola Normale Superiore di Pisa, autore di manuali scientifici e di volumi quali Fischi per fiaschi nell’italiano scientifico, edizioni Longanesi, dipinge - e il verbo calza, dato che la pittura è il suo hobby - uno scenario rincuorante per chi abita in metropoli considerate aggressive per la salute dell’uomo.
«Il monossido di carbonio è un terzo rispetto a un tempo e si registra un miglioramento anche nelle polveri sottili. L’unico agente inquinante a non manifestare un calo è l’ozono. E’ ovvio che i centri urbani non permettono di godere la stessa aria del Monte Bianco o dell’isola della Giraglia, a un miglio a nord di Capo Corso, ma assicurano un’organizzazione dell’esistenza che compensa questi danni».
Tanto più che è una favola la purezza della natura e della campagna, luoghi in cui proprio l’ozono, che si forma dall’incontro di altri agenti d’inquinamento con i raggi solari e sostanze emesse dalle piante, agisce in modo più procace che tra le mura del centro abitato in mezzo al traffico.
I dati in possesso di Fochi vengono dalle esplorazioni effettuate dalle centraline dell’Arpa (Azienda regionale per la protezione dell’ambiente), un sistema di controllo di recente molto criticato dall’Unione europea. «Sono portato a fidarmi dei risultati emessi dalle centraline. Sebbene la loro analisi possa essere contestata, credo che per il momento siano lo strumento più attendibile in nostro possesso per monitorare la situazione. Le contestazioni sono sempre possibili, ma per ora non vedo all’orizzonte altri meccanismi d’indagine». Si tratta di piccoli locali che contengono strumenti studiati per rilevare la quantità di monossido di carbonio, degli ossidi di azoto, degli idrocarburi, delle polveri sottili. Sono analizzatori dell’aria, l’elemento che respiriamo in tutti i momenti, così criticato, così temuto dai cittadini tanto che non sono in pochi a girare con la mascherina, ma che in realtà è meno dannoso allo stato attuale di quanto lo fosse qualche decennio fa.
«Il trasloco delle aziende nelle periferie, gli studi degli ingegneri per rendere i motori delle automobili sempre più ecologici hanno portato a risultati soddisfacenti. Non possiamo negarlo» spiega il professor Fochi. Inoltre bisogna tener presente che malattie come il cancro sono favorite sì dall’inquinamento dell’aria, ma in modo non così eclatante. E’ stato calcolato che in una città sporca come Los Angeles servono nove giorni all’aria aperta perché i polmoni siano danneggiati quanto dal fumo di un’unica sigaretta.
«I fattori nocivi dell’aria devono essere sempre più contenuti, ma non si può pretendere di ritornare a vivere in un mondo arcaico» conclude il docente della Normale di Pisa. Il sistema produttivo moderno deve essere tenuto sotto controllo nelle sue emissioni potenzialmente nocive. Ma non dimentichiamo che anche un bel bosco di conifere emette idrocarburi che sotto l’effetto dei raggi del sole e assieme a altri agenti arrivano a produrre ozono, a dimostrazione che, al di là delle azioni umane, questo non è di per sé un mondo perfetto.