L’altra faccia della crisi: tre imprese su cento sono vittime dell’usura

Tre piccoli o medi imprenditori del Milanese su 100 sono a rischio usura e se il 61,3% afferma che non si rivolgerà mai agli strozzini, il 28,3% non lo esclude. Il quadro, allarmante, emerge da un’indagine della Camera di Commercio, che traccia anche un identikit delle possibili vittime. Si tratta di donne e over 45 che creano micro-imprese più per difficoltà presenti sul mercato del lavoro che per vocazione e che devono affrontare difficoltà nella gestione finanziaria, specie nel separare il bilancio dell’impresa da quello familiare.
Un’altra ricerca, fatta del Centro nazionale di prevenzione e difesa sociale in collaborazione con la Provincia, pone invece l’accento sull’alto rischio per gli anziani di cadere nella rete degli usurai. A loro si rivolgono le persone tra i 60 e i 65 anni che hanno perso l’occupazione e non riescono a reinserirsi nel mondo del lavoro e le coppie divorziate. In comune tutte le vittime hanno la difficoltà ad accedere ai servizi delle banche in un periodo di stretta creditizia per la crisi, «un terreno fertilissimo per l’usura» come l’ha definito il segretario generale della Camera di Commercio Pier Andrea Chevallard.
La figura dell’usuraio nel territorio metropolitano non è tanto rappresentato da un racket organizzato (che comunque è presente e anzi «ora c’è il rischio che si infiltri», ha messo in guardia l’assessore provinciale alla Sicurezza Alberto Grancini) ma da una molteplicità di individui che vanno dai conoscenti ai fornitori, da altri imprenditori a operatori di società finanziarie.
«L’usura - insiste Chevallard - a Milano si presenta come un’offerta che alcuni settori della città legale mettono a disposizione dei piccoli imprenditori in difficoltà nella gestione economica e finanziaria della propria attività». Per il presidente del tribunale Livia Pomodoro, infine, «l’usura è un fenomeno carsico che appare e scompare nella percezione, ma che c’è sempre e che coinvolge soprattutto le piccole e medie imprese». Esiste una legge sull’usura, che per Pomodoro «non è né buona né cattiva. Come tutte le leggi ha dei chiaroscuri. Sarebbe troppo semplice cambiare la legge, mentre invece servirebbe una rilettura di tutto il sistema».