L’arte che unisce i popoli Nasce la Casa delle Culture

Il progetto Talenti Extravaganti, promosso dalla Provincia, rintraccia le espressioni artistiche e culturali delle comunità immigrate I settori? Scrittura, teatro, musica, danza, pittura e fotografia

Il progetto è ormai avviato e Milano avrà, entro primavera del 2008, la sua Casa delle Culture. Si tratta di un’iniziativa che è lo specchio dei tempi: la stima media degli stranieri presenti nella provincia di Milano - tra residenti, regolari non residenti e irregolari - è infatti di 389mila persone, una realtà di nazionalità, lingue e culture che colloca la provincia di Milano al secondo posto, dopo Roma, per numero di stranieri e accoglie il 46 per cento circa delle presenze lombarde.
Tra questi ci sono i figli degli immigrati di seconda e terza generazione, inclusi i figli di coppie miste o coloro che sono arrivati di recente; cittadini stranieri che non si limitano più, come i loro genitori, a voler migliorare le loro condizione di vita da un punto di vista materiale. Perfettamente integrati, «capita» che diventino professionisti, medici, avvocati, ma anche scrittori, musicisti ballerini o autori di cinema o aspiranti tali. Alcuni sono già noti, altri sono sulla buona strada.
Alla luce di questa realtà, è nato il progetto Talenti Extravaganti, promosso dalla Provincia di Milano e realizzato dal Centro COME, che rientra nelle iniziative finalizzate all’apertura della Casa delle Culture di cui sopra. Obiettivo: rintracciare nelle comunità immigrate a Milano e provincia le espressioni culturali e artistiche per dare loro visibilità. I settori? Scrittura e narrazione in italiano e in lingua d’origine; teatro, musica, danza, pittura e scultura, fotografia e cinema.
Il progetto si avvale di un comitato tecnico-scientifico composto da autoctoni e stranieri, tra i quali il fotografo e regista Mohamed Challouf, l’animatore Modou Gueye, il giornalista e scrittore Pap Khouma, il musicista-scrittore Michel Koffi e altri. «L’adesione al progetto è stata sorprendente - dichiarano i promotori del progetto - e rappresenta un chiaro segnale della vivacità culturale delle comunità e delle forme molteplici e “in ebollizione” del multiculturalismo quotidiano».
Non si corre il rischio di creare un ghetto di professionisti dell’arte stranieri? «Assolutamente no, un luogo di incontro e di scambio è proprio il contrario della ghettizzazione - risponde Daniela Benelli, assessore alla Cultura, culture e integrazione -. Ci auguriamo che questo progetto possa essere utile per rafforzare e promuovere i processi di integrazione e di interazione». Come dire, il melting pot, nonostante tutto, è il nostro orizzonte futuro.