L’editoria dei Tallone, un’arte di carattere

Aperta ieri alla Braidense la mostra sulla famosa famiglia di stampatori

Igor Principe

Se è vero che ogni libro ha un'anima, ce ne sono alcuni in cui essa si fa materia da toccare con mano. Capolavori di artigianato tipografico, per i quali sarebbe ingeneroso (se non crudele) parlare di estinzione; ma che ce ne siano sempre meno, è un fatto. Ecco perché la mostra in corso alla biblioteca Braidense su «Alberto Tallone. Settant'anni di tipografia pura» si presenta come la migliore delle occasioni per conoscere e comprendere i meccanismi della stampa manuale, radice di un'industria - quella tipografica - oggi governata dai computer.
Inaugurata ieri in occasione delle «Giornate europee del patrimonio», la mostra (sarà presentata ufficialmente mercoledì alle 18) racconta prima di tutto la storia di Alberto Tallone, capostipite di una famiglia di bibliofili (oggi la guida il figlio Enrico) impegnata in un'impresa culturale a tre facce: tipografia, editoria, libreria. «Sono queste le tre attività che ci contraddistinguono e che, credo, ci rendono unici nel nostro campo - dice Enrico -. Nell'ambito della tipografia a stampa manuale non c'è nessun altra famiglia che svolga al contempo quelle tre funzioni».
Quartier generale della famiglia Tallone è Alpignano, in provincia di Torino. È lì che nel 1957 Alberto trasferisce la sua officina, dopo 25 anni di attività condotta in quel di Parigi. In un palazzetto progettato dall'architetto Mansart, il padre di quegli angoli di poesia chiamati mansarde, il giovane tipografo italiano comincia a fare concorrenza ai maestri del settore: Maurice Darantiere, Leon Pichon. La partenza è lenta, e a dettarla è l'attenzione per la qualità dei caratteri e soprattutto della carta. «Mio padre non ha mai voluto saperne di carte ordinarie - racconta Enrico -. Per lui, solo materiali pregiati, come quelle in cotone. Sono le più resistenti al tempo, in esse il carattere si imprime alla perfezione. Noi proseguiamo su questa strada». Sui caratteri, poi, il lavoro è ancor più certosino: uno ad uno, vengono incisi a mano. Lo studio è tale da portare anche all'invenzione di un tipo chiamato, manco a dirlo, «tallone». «Si ispira all'aldino, sviluppato dal grande Aldo Manuzio - spiega il figlio -. Anche sui caratteri, tutto è come un tempo. Solo così si riesce davvero a imprimere nella carta quella che noi consideriamo l'anima del libro, e che ci porta a continuare questo lavoro con passione. Facciamo tre, massimo quattro edizioni l'anno per un massimo di quattrocento esemplari l'una».
La mostra è divisa in due sezioni. Una è antologica, con l'esposizione delle edizioni più significative. L'altra è quasi didattica, strutturata in modo da capire, tra prove e bozzetti, il lavoro che sta dietro l'arte di stampare i libri manualmente. Un lavoro spiegato ora in un «Manuale tipografico», edito naturalmente da Tallone, dedicato all'estetica del frontespizio e dei caratteri maiuscoli.