L’Enel accelera sulle centrali a carbone

Quattro anni di lavoro per una installazione della potenza di 2mila megawatt

Paolo Giovanelli

da Milano

Via libera alla riconversione della centrale Enel di Porto Tolle da olio combustibile a carbone: l’accordo è stato firmato ieri dal presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan e dall’amministratore delegato dell’Enel, Fulvio Conti. L’Enel muove così la sua seconda pedina nelle nuove centrali a carbone, dopo quella di Civitavecchia, che è già in stato più avanzato: proprio in questi giorni si è concluso lo smantellamento dei vecchi impianti a olio e sono già stati siglati i contratti per la fornitura delle nuove caldaie e delle nuove turbine (tra l’altro Abb si è aggiudicata un contratto da 26 milioni di euro per l’automazione dell’impianto).
La scelta del carbone viene da considerazioni economiche e in parte (ma solo in piccola parte) ambientali: un megawatt di elettricità costa infatti 70-80 euro con le vecchie centrali a olio, 55-60 con il gas a ciclo combinato, 40 con i nuovi impianti a carbone e 20 (ma anche meno) con l’idroelettrico. Quanto alla questione ambientale, va da sé che il carbone è una fonte ben più inquinante rispetto al gas, ma rispetto all’olio combustibile tradizionale è sostanzialmente alla pari nelle emissioni di Co2 ed ha un forte abbattimento delle altre emissioni (tra il 60 e l’80% in meno di ossidi di azoto, anidride solforosa e polveri) grazie all’uso di filtri.
Di fatto, poi, le nuove centrali Enel a carbone emetteranno anche il 20% in meno di Co2 rispetto a quelle a olio che rimpiazzano perchè saranno meno potenti: quella di Porto Tolle scenderà da una potenza di 2.640 Mw a circa duemila (verranno infatti convertiti solo tre dei quattro gruppi produttivi esistenti), comunque con un investimento di 1,6 miliardi di euro. I lavori dureranno quattro anni e occuperanno 1.500 addetti.
Il piano globale di investimenti Enel prevede una spesa di circa 7 miliardi entro il 2010: 1,6 miliardi saranno spesi per la conversione di impianti dall’olio al gas a ciclo combinato per un totale di circa 5mila Mw (tutte le centrali, tranne una, sono già state riconvertite), le centrali a carbone di Civitavecchia e Porto Tolle daranno complessivamente altri 4mila megawatt, mentre le fonti rinnovabili (idroelettrico, geotermico, eolico, solare) daranno infine altri 900 Mw. Con questo «mix» di centrali (e nonostante il potenziamento dell’uso del carbone) l’Enel sostiene che la quantità di Co2 per kilowattora prodotto scenderà del 20% nel 2010 rispetto al 1990.
E, sempre nel 2010, l’Enel ridurrà l’uso dell’olio sul totale dei combustibili da 38 all’1% rispetto al 1990, quello del gas salirà dal 18 al 20%, quello del carbone passerà dal 22 al 47%. L’uso dei combustibili non corrisponderà però alla produzione: tant’è vero che il 5% dell’energia dell’Enel verrà prodotto con l’olio, il 50% con il gas, il 24% con il carbone e ben il 21% con le fonti rinnovabili che il governo sta fortemente incentivando per arrivare al rispetto delle direttive europee.