L’ESPERTO GIAN MICHELE CALVI

Ingegner Gian Michele Calvi, presidente dell’Eucentre di Pavia, come mai la prevenzione dei terremoti si fa solo a parole?
«Perché è una questione estremamente complessa. Si ragiona in termini di probabilità, non di certezza, e i soldi disponibili per ridurre queste probabilità di collasso sono pochissimi».
Ottantamila edifici pubblici a rischio sono una stima buona?
«Direi di sì. Ma oltre agli edifici, nel calcolo del rischio non bisogna dimenticare le conseguenze economiche, a cominciare dai trasporti».
A chi spetta intervenire?
«I centri decisionali sono un’infinità. Per quanto riguarda la sanità, posso però dire per esperienza diretta che un certo lavoro è stato fatto da alcune regioni virtuose, mentre altre sono rimaste indietro».
Quali?
«Hanno operato molto bene in fase di prevenzione Friuli, Marche e Toscana, ma non escludo che si siano fatti passi avanti anche altrove».
Perché non c’è una mappatura degli edifici privati a rischio?
«La superficie sismica in Italia è molto estesa. Ma non è l’unico problema. Si rischia di diffondere paure non pienamente giustificate. Recentemente abbiamo simulato una ripetizione del terremoto del 1908 a Messina e non abbiamo potuto pubblicare risultati dettagliati per non alterare il valore di molte case».
Nell’immediato non si può fare proprio nulla?
«Si potrebbe favorire forme di assicurazione contro le catastrofi naturali. In Svizzera, senza andare tanto lontano, è obbligatoria come la Rc-auto».