L’industria europea boccia il premier «Troppe tasse, l’Italia è in declino»

«Servono flessibilità del lavoro, liberalizzazioni e sgravi fiscali. Innalzate l’età delle pensioni»

Emiliano Farina

da Roma

Sollecitato dalla Commissione Ue, l’Osservatorio di Lisbona ha messo sotto la lente d’ingrandimento la situazione dell’economia italiana. Quindi l’ha discussa con Jean-Claude Trichet, presidente della Banca centrale europea (Bce).
Ieri, sotto forma di «rapporto», è arrivato il responso. Subito consegnato nelle mani del presidente del Consiglio, Romano Prodi e dei ministri economici del governo, dice che «l’Italia è in declino a causa di una serie di ritardi strutturali». E dice anche che per recuperare nei confronti dei suoi principali concorrenti, il governo Prodi deve proseguire sulla linea delle liberalizzazioni introdotte dal pacchetto Bersani «anche quando si tratterà di andare contro gli interessi della propria base elettorale». Gli interventi che l’Osservatorio «consiglia» all’esecutivo riguardano la flessibilità del lavoro, la riduzione dei dipendenti pubblici e l’innalzamento dell’età pensionabile «cominciando ad applicare la legge Maroni».
L’Osservatorio (costituito dal Consiglio di cooperazione economica composto da presidenti e amministratori delegati dei principali colossi industriali del Vecchio continente), ha il compito di monitorare il percorso di attuazione della «strategia di Lisbona», il piano d’azione che sei anni fa l’Unione europea si è data per raggiungere - entro il 2010 - un’economia sviluppata. E, soprattutto, in grado di competere con quella di Stati Uniti, Giappone e Cina.
Insomma, se l’Italia non cammina, la colpa è «di una serie di ritardi strutturali accumulati dal Paese». Ritardi dovuti «al nanismo delle imprese, alla scarsa produttività delle risorse umane, alle difficoltà su energia e trasporti e al peso che il settore pubblico esercita sull’economia». Ma oltre a una valutazione generale della situazione, il rapporto dell’Osservatorio analizza i quattro settori che fanno da zavorra allo sviluppo.
La pubblica amministrazione. Occupa il 20% della popolazione attiva del Paese, cioè 11 punti e mezzo in più rispetto al Regno Unito: «Un livello senza precedenti in Europa». Ma anche l’eccesso di regolamentazione. Su questo fronte presentano tassi più alti del nostro soltanto l’Ungheria, la Polonia e il Messico.
Le tasse. Un altro punto a sfavore dell’economia nazionale arriva dall’eccessiva pressione fiscale. L’aliquota degli oneri è infatti superiore sia alla media dei venticinque Stati dell’Unione europea, sia a quella di Eurolandia (i dodici Paesi che hanno adottato l’euro).
Impresa e famiglie. Secondo il documento, la spesa per la ricerca e lo sviluppo dell’impresa è pari alla metà di quella europea, con sole 11 aziende del made in Italy incluse nell’indice «Ft 500», le cinquecento più grandi del mondo. Appena l’8% di queste superano i 250 dipendenti contro l’11% di Francia e Germania. Sia per le imprese che per le famiglie, il blocco è causato dal peso «insostenibile» dei prezzi dell’energia e dall’arretratezza del sistema dei trasporti.
Le risorse umane. I problemi del settore sono legati alla produttività che, nonostante livello elevato e costi ridotti, tra il 1999 e il 2004 è scesa dal 119% al 107% rispetto alla media europea. Per quanto riguarda la formazione, la qualità del sistema educativo è risultata trentesima nella classifica mondiale.
Oltre a denunciare problemi e ritardi, l’Osservatorio propone al governo anche una serie di soluzioni per mettere l’Italia al passo con l’Europa. Ovvero chiede apertamente a Prodi di impegnarsi per attuare la strategia di Lisbona. «Deve ridurre il personale della pubblica amministrazione - recita il rapporto - sostituendo due dipendenti pubblici ogni tre che vanno in pensione». Ma anche concludere un patto sanitario con le regioni. E innalzare gradualmente l’età pensionabile dell’amministrazione pubblica «quantomeno a 65 anni». Quindi invita la maggioranza a rafforzare la produttività delle risorse umane attraverso la flessibilità per tutti i contratti di lavoro e non solo per quelli a progetto («periodo di prova di sei mesi e licenziamenti senza indennità per i primi due anni»).
Per migliorare il contesto in cui operano le imprese, oltre a sgravi fiscali e «riduzione della fiscalità sui capital gain degli investimenti in private equity», la proposta dell’Osservatorio è di modernizzare la gestione dei servizi ferroviari e portuari. E soprattutto, «abolire gli ordini professionali nel settore dei servizi alle società: avvocati, ingegneri, contabili e architetti».