L’industria perde colpi: la produzione è in calo

A febbraio -0,8% su base annua A fondo il settore dei beni di consumo

da Milano

Tre delusioni in poco più di una settimana: dopo la bocciatura del Fondo monetario internazionale (Pil) e dell’Ocse (produttività), l’economia italiana è finita anche sul «lettino» di Istat e Isae. Questa volta la grande malata è la produzione industriale del nostro Paese che, già in pesante calo in febbraio, rimarrà ferma a marzo e chiuderà il trimestre in crescita dello 0,8%.
Il quadro, sostiene l’Isae sulla base dei dati Istat, appare «migliore delle attese», ma non sembra poi una grande consolazione. Gli economisti leggono, infatti, questo dato come un rimbalzo di natura tecnica, mentre il trend sottostante della produzione resta piuttosto debole. Soprattutto considerando il forte calo degli ultimi tre mesi del 2007 (meno 2,1%) accusato dalla produzione industriale che ad aprile tornerà a perdere colpi (meno 0,4%) mentre segnerà un modesto rialzo a maggio (più 0,1%).
Secondo l’Istat, la produzione industriale a febbraio è calata in termini destagionalizzati rispetto al mese precedente dello 0,2% e dello 0,8% su base annua (in termini corretti per i giorni lavorativi). Sull’evoluzione, spiega l’Isae, ha influito la riduzione dei comparti dei beni di consumo (meno 2,6%) e dei beni intermedi (meno 0,6%), mentre solo l’energia ha registrato un aumento (più 0,5%). A colpire appare, soprattutto, la débâcle dei beni di consumo, un «segno della debolezza della domanda interna italiana», secondo Luigi Speranza (Bnp Paribas). «Ciò espone l’economia italiana a una maggiore fragilità, visto che c’è anche il problema della diminuzione dell’export a causa del rallentamento mondiale».
A livello settoriale, aggiunge l’Istat, «si registra una sostanziale stabilità del tono congiunturale»: passano da una situazione di contrazione a una di stabilità il settore della lavorazione di minerali non metalliferi e da una di stabilità a una di espansione il settore della produzione di energia elettrica, gas e acqua. Il comparto delle raffinerie di petrolio passa, invece, da una situazione di stabilità a una di contrazione.