L’insostenibile leggerezza che ci ha cambiato la vita

Cracking! e l'idrocarburo si spezza. Non è il titolo di una campagna contro la pirateria informatico-petrolifera. In chimica il cracking è il processo che sta a monte della produzione degli alcheni leggeri, tra cui etilene e propilene, a loro volta base dei polimeri più diffusi. Incomprensibile frasario da Treccani? Ma no! Si parla della plastica, entrata nelle nostre case ai tempi del boom con un cavallo di Troia d'eccezione: un pacioso Gino Bramieri che balzava a tutto peso (e che peso!) su una valigia di «Moplen» senza neppure scalfirla. Vennero poi colapasta, posate, insalatiere, spremiagrumi e tutto il resto. Erano gli anni della Montecatini, quelli in cui si andava a letto dopo Carosello e Giulio Natta, che insegnava al Politecnico di Milano, guadagnava il Nobel per il polipropilene isotattico. E mo'? Moplen, la strada era tracciata, talmente bene che, proprio in questi giorni, 60.000 visitatori da tutto il mondo sono in Fiera per Plast'09, triennale internazionale delle materie plastiche, settore in cui l'Italia è un mercato di riferimento e Milano è un punto fermo per la ricerca. Destino fortunato e strano, quello della plastica: ci si pensa e viene in mente quella perla di «Non ci resta che piangere», con Benigni e Troisi in attillati fuseaux quattrocenteschi che si sforzano di progettare uno sciacquone da wc. Chiara la lezione: anche gli oggetti più comuni celano contenuti tecnici e idee che non padroneggiamo per niente. Questa è la plastica, simbolo di ciò che tutti usano e pochi comprendono, icona della contemporaneità che qualcuno ha definito «il materiale che la natura aveva dimenticato di creare», senza contare chi si è spinto ancor oltre: «La forza di un sogno: un mondo di plastica!», si profetizzava. E ci si sta arrivando: «La plastica è il materiale dei prossimi secoli, fondamentale per risolvere molti problemi del pianeta, basti pensare allo sfruttamento delle fonti rinnovabili di energia», assicura Roberto Frassine, che insegna Materie plastiche e Materiali compositi al Politecnico ed è presidente di Assocompositi, associazione con sede a Milano che riunisce 50 produttori del comparto e ha organizzato, proprio a Plast, un convegno sui recenti sviluppi in fatto di compositi avanzati. Un binomio, quello tra mondo della ricerca e industria, che a Milano non è certo una novità: «Per il Politecnico la collaborazione con le aziende è una tradizione arrivata fino ad oggi senza soluzione di continuità». La plastica ha cambiato il nostro agire, ma anche gli stili di vita e forse, avrebbero detto gli epistemologi tedeschi, la nostra Weltanschaung, la nostra prospettiva sul mondo. Tanto da far pensare a intere generazioni della plastica, o addirittura a un'età della plastica che soppianterà l'epoca dei metalli e delle leghe. Vuoi vedere che la plastica, con la sua infinita versatilità, ha alleggerito il nostro modo di essere uomini? Di certo, con buona pace di Kundera, alleggerirà i veicoli, che così consumeranno meno. Velivoli compresi, perché i giganti mondiali Airbus e Boeing manderanno in aria, per il 2010, aerei passeggeri in fibra di carbonio. «La sfida dell'aereo di plastica», l'hanno già chiamata. E così la plastica solcherà i cieli del terzo millennio.
Ma quanto occorre scavare nel tempo per arrivare ai pionieri? Sfogli i libri di storia e scopri che già all'Expo londinese del 1862 si ammiravano campioni di parkesine, nitrocellulosa nata per sostituire le costosissime palle da biliardo in avorio; poi fu la bakelite, prima resina totalmente sintetica, ma la vera rivoluzione giunse a cavallo degli idrocarburi: Wallace Carothers, scopritore nel 1937 del nylon, aprì il campo alle applicazioni nella moda, Karl Ziegler e Natta condivisero il Nobel nel 1963. Venne poi l'arte: Alberto Burri (1915-1995), da poco ricordato con una retrospettiva in Triennale, fu tra i primi in Italia a comprendere l'enorme potenziale comunicativo dei nuovi materiali. Un testimone raccolto da molti: su tutti il Cracking Art Group, costituito nel 1993 a Milano come movimento artistico e famoso per le riproduzioni di animali in plastica installate in tutta Europa nei luoghi della storia e dei commerci. Molti ricorderanno i mille delfini d'oro in piazza Duomo o gli scioccanti coccodrilli fucsia arrampicati su Palazzo Marino e, a Venezia, lungo il Canal Grande. E venne il design, con nomi come Marco Zanuso, i Castiglioni, Ettore Sottsass, Enzo Mari, Joe Colombo, Mario Bellini, Marcello Nizzoli. «La grande stagione del design italiano degli anni del boom ebbe dalla plastica un contributo decisivo -conclude Frassine-. E anche oggi il design non è pensabile senza questi materiali». Ancora una volta è Milano a fare scuola: «Con circa 1000 iscritti all'anno su 4000 richieste la facoltà del Design del Polimi è la più grande in Europa e tra le maggiori al mondo». Merito anche della plastica.