«L’integrazione è garantita solo da quella pubblica»

Roberta Vanore

La nuova scuola araba di Milano sarà un centro di indottrinamento dell’Islam radicale? Magdi Allam, vicedirettore del Corriere della Sera, esperto di integrazione e terrorismo islamico, teme che possa diventarlo. Già da tempo la scuola di via Ventura suscita polemiche, anche perché si teme possa diventare un’altra via Quaranta. «È stato un errore chiudere la scuola islamica di via Quaranta per “inagibilità dei locali”. Si doveva chiuderla perché da 15 anni operava nella più totale illegalità. Con questo escamotage si sono riciclate le stesse persone che gravitavano nel precedente istituto. Se il problema era l’inagibilità, si sono trovati locali a norma di legge. Dal punto di vista sanitario la nuova scuola è in regola, il problema è che rifiuta l’integrazione su base ideologica».
C’è chi sostiene che gli immigrati devono imparare lingua, cultura e tradizioni italiane per integrarsi. Anche per lei la scuola laica e statale è lo strumento privilegiato dell’integrazione?
«Certamente. Non c’è un pregiudizio verso le scuole musulmane, ma la maggior parte degli immigrati arabi oggi non è integrata. Non si tratta di negare una scuola islamica, ma di sostenere la necessità che chi risiede in Italia debba essere integrato. E l’integrazione la si fa solo conoscendo la lingua e la cultura italiane e condividendo i valori fondanti della società. E questo lo può garantire solo la scuola pubblica italiana».
Quale politica d’integrazione si dovrebbe adottare?
«Esistono già molte norme che regolamentano l’apertura di scuole straniere in Italia, quindi non si tratta di definire nuove direttive, ma di inculcare il principio che l'integrazione deve essere obbligatoria. Chi non è integrato deve frequentare la scuola pubblica. Il paragone con le altre scuole - cattoliche, ebraiche, americane, francesi o svizzere - è improprio perché cattolici ed ebrei sono italiani da sempre, non hanno il problema dell'integrazione, così come le scuole americane o svizzere, che si fondano sugli stessi valori italiani. Diverso è il caso di scuole islamiche: i genitori rifiutano l'integrazione dei figli dicendo che in Italia sono solo di passaggio. Invece in Italia ci restano, e ci restano da disadattati».
Il presidente della commissione comunale per l’Educazione ha convocato un vertice per dialogare con l’associazione che gestisce la scuola di via Ventura...
«Mi auguro che non si ripeta l'errore di elevare gli esponenti di una scuola illegale a interlocutori delle Istituzioni. Chi viola le leggi non può essere interlocutore di chi rappresenta lo Stato».
Nel suo libro, Io amo l'Italia. Ma gli Italiani la amano?, critica la mentalità italiana che sottovaluta l'integralismo islamico esponendosi al terrorismo. Pensa che sia alto il rischio di attentati nel nostro Paese? Milano potrebbe essere un bersaglio di Al Qaida?
«Mi auguro di no. Ma è pur vero che l'Italia è un Paese perennemente a rischio. L'attentato è solo la punta di un iceberg: in Italia non si è ancora manifestata la punta, ma l'iceberg, purtroppo, esiste, così come nel resto d'Europa».