L’«Opera» di Pechino fra mimi e arti marziali

Tre programmi con sottotitoli. In scena maschere del ’700

Pamela Dell’Orto

Solo una settimana fa Ferruccio Soleri era a Pechino con le sue evoluzioni di eterno Arlecchino (più di duemila interpretazioni sulle spalle) al teatro Tianqiao prima, e alla Scuola dell'Opera poi. E proprio i migliori artisti - allievi e insegnanti - dell'istituzione teatrale cinese con poco più di mezzo secolo di vita, ma che attinge a tradizioni antichissime, saranno in scena da oggi a domenica al Teatro Strehler. Uno scambio di culture centenarie in perfetta sintonia con il programma (e lo stile) del Piccolo, pioniere nel '48 con le prime tournée proprio dell'Arlecchino, e nel '68 con i primi importanti ospiti stranieri.
La filosofia della Scuola dell'Opera di Pechino si concentra tutta in una frase del suo presidente Sun Yumin: «Dieci anni di lavoro per un solo minuto in scena». Fra le sue mura restano vivi gli insegnamenti di Mei Lanfang, il più celebre attore cinese (autore della struggente opera «Addio mia concubina», poi ripresa dal famoso film di Chen Kaige), amico di Chaplin e di Stanislavskij, che fondò la scuola nel 1953.
In poco più cinquant'anni hanno seguito questa disciplina antica e durissima più di tremila giovani. Giovani super selezionati in tutta la Cina (ogni anno entrano nella scuola solo 200 bambini, nell'organico non più di ottocento studenti) che escono, diplomati, verso i vent'anni dopo averne passati almeno dieci a imparare l'arte. Un'arte antica ma anche popolare quella dell'Opera di Pechino. «Inventata» a fine Settecento per riconquistare il pubblico che, prostrato dalle guerre, iniziava a disertare le sale teatrali, e soppiantò subito la più elitaria Opera di Kunku. La ricetta vincente era - e rimane - un mix unico di mimo, recitazione, acrobazie, danza, arti marziali, canti e stralci di commedie popolari, le stesse che si erano tramandate per secoli. Discipline delle quali da stasera potremo scoprire alcuni segreti. Almeno quelli del duro apprendimento degli allievi (che alla scuola si specializzano anche in scenografia, trucco, costumi e marionette) perché sul palco dello Strehler saliranno anche gli insegnanti.
Accanto ai preziosi saggi professori-allievi, andranno in scena diversi frammenti tratti dal repertorio dell'Opera ricchi di miti e suggestioni orientali, da «Addio mia concubina» alla «Leggenda del serpente bianco». Protagonisti anche i costumi (ricchissimi), il maquillage e le maschere che riporteranno il pubblico nelle atmosfere della Cina settecentesca.
Tre i programmi interpretati, a rotazione, da professori e allievi. La prima parte sempre consacrata al lavoro d'attore e al rapporto docente-studente, la seconda ispirata al vastissimo repertorio teatrale cinese. Due ore di emozioni in uno spettacolo - in lingua cinese con sottotitoli in italiano - in esclusiva per l'Italia che domani alle 15 si aprirà - gratuitamente - anche ai bambini della comunità cinese di Milano. (Teatro Strehler, largo Greppi, informazioni e prenotazioni allo 02.72333222).