L’orrore del «Grande Male» primo genocidio della storia

La shoah armena: 800mila uccisi e 200mila deportati nel 1915-1916

«Il genocidio portò al nostro popolo delle perdite irreversibili, umanitarie, culturali e territoriali, e lasciò un’impronta psicologica e sociale nei vari ambiti della vita del popolo armeno. Fu la causa delle conseguenze dirette e indirette manifestate nella vita quotidiana, influenzando il carattere e la psicologia del nostro popolo, l’attività sociale delle generazioni future, i suoi desideri e le sue aspirazioni». Sono parole dell’archimandrita Aren Shaheenian, rettore della Chiesa apostolica armena d’Italia, che questa mattina, alle 10.30 nella Basilica di Sant’Ambrogio celebrerà una liturgia solenne in suffragio delle vittime del genocidio armeno. Alle 12.30 ci sarà luogo la deposizione di una corona di alloro al memoriale del Khachkar (croce di pietra), nei giardini della piazza. «Tra il 1915-1916 furono eliminati più di un milione e mezzo di armeni occidentali, 800mila perirono ancora per le strade e altri furono eliminati nei deserti arabi - spiega il religioso -. Furono deportati più di 200mila donne e bambini. Si salvarono solo pochissimi, grazie alla buona disposizione del popolo arabo. Circa un milione emigrarono, di cui 400mila trovarono rifugio in Caucaso e in Russia e il resto negli altri paesi del mondo. Il genocidio continuò anche per le miserevoli condizioni di vita che falcidiò la popolazione armena». Intanto, nelle principali città italiane, la comunità armena ha organizzato una serie di manifestazioni di ricordo, tra cui l’esposizione di un manifesto sui mezzi pubblici in memoria delle vittime del Metz Yeghern («Grande Male»): un primo piano di un uomo con la bocca cucita che vuol essere un chiaro riferimento al silenzio che per lunghi anni ha caratterizzato la tragedia che subì il popolo armeno. L’iniziativa si estende anche a Milano, con venti autobus. Sempre vigile alla salvaguardia della memoria e avversa a ogni sorta di negazionismo, la comunità vuole così sensibilizzare l’opinione pubblica e in particolare le giovani generazioni. Conclude Padre Shaheenian: «Nella storia dei genocidi, quello armeno è il primo e uno dei più distruttivi. Nella storia millenaria del nostro popolo, il genocidio provocò una perdita terribile di risorse umane, territoriali, politiche, culturali e morali, che non va dimenticata. E riconosciuta la responsabilità storica e politica di chi lo compì».