L’Udc sale dell’1% e alza la voce Eletto Allam, bocciato il principe

RomaIl trucco è vecchio: sbandierare ai quattro venti che l’obiettivo è basso, bassissimo per poi cantare vittoria se non si fa fiasco. Ha fatto così Franceschini, ha fatto così Casini.
L’Udc, tuttavia, male male non è andata, anzi. Giurava il segretario, Lorenzo Cesa: «Ci basta prendere un voto in più rispetto alle politiche del 2008». In termini generali di voti ne hanno presi meno: 2 milioni e 50mila un anno fa; 1 milione e novecentomila in questa tornata elettorale. Ma in percentuale il partito di via Due Macelli ha qualche buon motivo per esultare. Ha invertito i numeri prima e dopo la virgola: dal 5,6% delle politiche è passato al 6,5% di ieri. Tanto basta per salire sul carro dei vincitori e alzare la voce. Vola a Strasburgo Magdi Allam, con lui pure Ciriaco De Mita, mentre resta a casa Emanuele Filiberto di Savoia. Parola d’ordine: «Abbasso il bipartitismo». Nell’euforia ci sta pure il miraggio del grande centro: «Lavoreremo al Partito della nazione», esultava Cesa vagheggiando nuove Balene bianche. Di fatto i centristi sono stati promossi per aver intercettato gli scontenti di Pdl e Pd.
Incassato il buon risultato, ora Casini ha qualche fiches in più da giocare sul tavolo delle future alleanze. Ma dove andare? A quali corteggiamenti cedere? Casini spiega che l’Udc non ha «il complesso di solitudine, meglio soli che male accompagnati». Non è mistero però che, vista la frenata del Pdl, qualcuno vicino a Berlusconi cominci a prendere in considerazione una lusinga in più verso l’ex amico. «Per correttezza devo dire che Berlusconi non ci ha mai dato nessun segnale di nessun tipo», giurava Casini. Giocano a favore di un riavvicinamento al centrodestra un paio di fattori: in primis la medesima collocazione europea. Gli eurodeputati dell’Udc siedono comodamente a fianco a quelli del Pdl. Lo sottolineava ieri anche Adolfo Urso: «Siamo insieme in Europa, perché non possiamo farlo pure in Italia?». E poi in molte amministrazioni locali Casini governa assieme ai vecchi alleati come in Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Veneto, Molise, Sardegna. C’è un forte elemento di disturbo nella eventuale politica del «riabbraccio»: la Lega. Il Carroccio continua a vedere i centristi, fieri avversari del federalismo, come fumo negli occhi. Allora Casini continuerà a pendere a sinistra? Qui i corteggiamenti arrivano dalle sacche cattoliche del Pd e dai democratici allergici a Di Pietro. E proprio il rapporto con l’Idv è più spinoso che mai. L’ex pm e l’ex dc sono cane e gatto. Il primo metteva Franceschini con le spalle al muro: «O noi o l’Udc». Il secondo assicurava: «Mai con Tonino che ora metterà il cappio al collo al Pd». Nell’attesa del miglior corteggiatore. Casini attende e rispolvera la politica del «nonostante»: «Siamo in Parlamento nonostante il Pdl e nonostante il Pd».