L’ultimo squadrone del calcio è dei disoccupati

Dodicimila anni di storia attraverso sette luoghi eccezionali della Lombardia. Eccezionali al punto che l’Unesco, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, le Scienze e la Cultura con sede a Parigi, li ha dichiarati «Patrimonio dell’Umanità». Un patrimonio che gli stessi lombardi non sempre dimostrano di conoscere, ma che varrebbe davvero la pena di far proprio, non foss’altro che per capire da dove veniamo e cosa c’è alle nostre spalle. E magari riscoprire una direttrice vitale per il nostro futuro comune. L’ultimo riconoscimento è di ieri: si tratta del complesso naturalistico di Monte San Giorgio in provincia di Varese. E con questo la Lombardia diventa la prima regione in Italia per numero di siti riconosciuti dall’Unesco (7 su 45). Non è un caso che il primo riconoscimento ufficiale dell’Unesco in territorio lombardo sia andato proprio all’arte rupestre della Val Camonica: la straordinaria varietà e ricchezza dei graffiti documentano lungo un arco di tempo appunto di ben 12mila anni la volontà dell’uomo di lasciare una traccia indelebile del proprio passaggio nel territorio. Del resto - e anche questo non è un caso - la rielaborazione grafica della «rosa camuna» è diventata il simbolo istituzionale della Lombardia. Dalle radici della nostra storia al Rinascimento: così nel 1980 la preziosa lista si arricchisce del Cenacolo di Leonardo da Vinci e dell’adiacente complesso di Santa Maria delle Grazie. Di nuovo un salto nella storia, per testimoniare il valore del lavoro nella sua essenza: nel 1995 infatti tocca al villaggio operaio di Crespi d’Adda di inizio ’900 ottenere l’ambito riconoscimento internazionale, quale «esempio eccezionale del fenomeno dei villaggi operai, il più completo e meglio conservato del Sud Europa». Un altro fenomeno originale della nostra terra è quello dei «sacri monti», iscritti nella lista dell’Unesco nel 2003: in Lombardia si trovano due dei nove complessi architettonici di ispirazione religiosa della rete, individuati come bene di valore universale: a Ossuccio (sponda occidentale del lago di Como) e Varese. Significativa anche la menzione, nel 2008, per la Ferrovia Retica, a cavallo tra Lombardia e Svizzera, la straordinaria struttura, perfettamente inserita nel paesaggio dell’Albula e del Bernina, che collega Tirano in Valtellina con St. Moritz in Engadina. Infine, sempre nel 2008, è stata la volta di Mantova e Sabbioneta entrare nell’Olimpo della cultura. Entrambe le città sono state infatti riconosciute «eccezionali testimonianze dell’architettura e dell’urbanistica del Rinascimento». In questo caso, la commissione internazionale ha evidenziato come la progettazione urbanistica delle due città esprima al meglio le due tipologie di fondazione urbana rinascimentale: quella «evolutiva» per la Mantova dei Gonzaga e quella «fondativa» di Sabbioneta, gioiello progettato come declinazione del concetto di «città ideale». E ora, buon viaggio in Lombardia!