L’ULTIMO TABÙ SULL’ABORTO

Una trentina d’anni fa Francesco Guccini scrisse una canzone intitolata Una piccola storia ignobile, che narrava di una ragazza che abortisce di nascosto dai genitori. «Se solo immaginasse la vergogna», diceva Guccini del padre di lei. In quei tempi, a una ragazza che restava incinta mamma e papà suggerivano le nozze riparatrici; e se qualcuno invece induceva la figlia ad abortire lo faceva di nascosto, non solo perché l’aborto era vietato dalla legge: ma anche perché era una scelta contraria alla morale comune. Furono le giovani generazioni a rivendicare l’aborto come un diritto. E infatti, di lì a breve, la cultura dell’aborto si sarebbe imposta come «soluzione» più semplice alle gravidanze indesiderate, tanto che dall’introduzione della legge 194 i bambini mai nati sono cinque milioni solo in Italia.
La vicenda che Stefano Zurlo racconta nei dettagli a pagina 9 sembra dunque rappresentare un segno dei tempi, un’inversione di tendenza. A Pordenone una ragazza di 15 anni aspetta un bimbo e i suoi genitori insistono perché abortisca: ma lei si rivolge a un avvocato per portare a termine la gravidanza. Una storia che ricorda Juno, il film che ha come protagonista una ragazza sedicenne che sfidando la cultura dominante decide di tenersi il bambino. Anche il fatto che un film del genere abbia vinto un Oscar la dice lunga su quanto stia cambiando il clima dagli anni della Piccola storia ignobile.
Tuttavia resta ancora un gigantesco tabù, e anche questa vicenda di Pordenone lo dimostra. Ieri infatti, nonostante molte prese di posizione pro-life, il dibattito si è sviluppato attorno a un interrogativo: chi ha diritto di decidere? La ragazza, i suoi genitori o il giudice tutelare? Nessuno ha pensato che possa dire la sua anche il padre del bimbo in arrivo. Ma soprattutto nessuno ha preso in considerazione un quinto soggetto: il nascituro. Eppure è del suo destino che si sta parlando.
Qualcuno dirà che è solo un grumo di cellule; per la Bonino (l’ha detto ad «Annozero») è come una prostata o un calcolo da rimuovere con un’operazione. Ma c’è, ed è uguale a come siamo stati, un tempo, tutti noi. Quando si comincerà a riconoscere che anche lui ha un diritto - il più grande dei diritti, quello di nascere - il dibattito sull’aborto avrà segnato davvero una svolta.