L’Unione vinse per 14mila voti Il Tar indaga su 40mila schede

Molti gli «errori» che avrebbero penalizzato il centrodestra. Fitto: il nostro ricorso non è contro l’istituzione

Massimo Malpica

da Roma

Raffaele Fitto si associa al ricorso al Tar presentato da dieci esponenti della Cdl per ribaltare il risultato delle ultime regionali, e Nichi Vendola risponde presentando un controricorso. Che va ad aggiungersi ai 13 già depositati dai consiglieri del centrosinistra eletti grazie al premio di maggioranza, i quali «perderebbero il posto» se il tribunale amministrativo pugliese, chiamato a esprimersi il prossimo 7 luglio, dovesse dar ragione alle contestazioni del centrodestra, procedendo alla nuova proclamazione degli eletti.
Il neopresidente, però, a differenza dei suoi consiglieri, non mette il suo nome in calce agli atti giudiziari, ma preferisce che sia la sua amministrazione a opporsi al ricorso targato Cdl. Una scelta anomala che sorprende lo stesso Fitto e lo spinge a rompere polemicamente il suo silenzio. Così, dopo aver scelto di combattere la battaglia di fronte al Tar insieme ai suoi dieci «consiglieri mancati», il giovane esponente azzurro critica aspramente la decisione del proprio successore. «Mi sembra assolutamente fuori luogo - attacca - che la Regione Puglia si costituisca in un giudizio che vede contrapposti gli interessi di parti diverse, non certo quelli dell’istituzione. Capisco i 13 consiglieri della maggioranza che hanno presentato controricorsi a titolo personale, e avrei rispettato la scelta di Vendola se avesse fatto lo stesso. Ma non riesco a comprendere quale sia l’interesse della Regione a opporsi a un atto che non è certo contro l’istituzione, ma solo in favore della trasparenza».
Fuori luogo o no, il controricorso della Regione è già stato depositato al Tar e notificato ai legali di Fitto e dei dieci esponenti del centrodestra. Un’ottantina di pagine, nelle quali si sostiene la «genericità» delle censure del ricorso della Cdl, chiedendo al tribunale amministrativo pugliese di sancirne l’inammissibilità. Tra i quattro legali che firmano l’atto, arruolati dalla Regione, spuntano nomi noti. Insieme all’avvocato Luigi Paccione c’è Giovanni Pellegrino, l’ex senatore diessino, attualmente presidente della Provincia di Lecce, e a elaborare il ricorso sono stati anche il vicecoordinatore pugliese della Margherita, Fabiano Amati, e il consulente giuridico di Vendola, Luca Clarizio, anche lui vicino alla Quercia. Un team quanto mai motivato, insomma, intenzionato a mantenere in piedi il risultato sancito dalle urne il 3 e 4 aprile scorsi, che aveva visto Vendola sovvertire i pronostici imponendosi per appena 14.110 voti, lo 0,6 per cento, sul presidente uscente Fitto.
Quest’ultimo però, dopo aver letto i riscontri, le anomalie, gli errori sottolineati nelle 350 pagine del ricorso presentato dai 10 candidati della Cdl rimasti senza seggio, ha deciso che forse non era poi il caso di accettare un verdetto che potrebbe aver falsato la volontà degli elettori pugliesi. Il condizionale è d’obbligo, perché i controlli sui verbali andrebbero integrati con una nuova verifica sulle 85mila schede nulle, «gelosamente» custodite dalla Regione, che pochi giorni fa ne ha negato l’accesso ai ricorrenti con una determinazione del segretario generale del consiglio (dovrà essere il Tar eventualmente a ordinarne una nuova «conta»). Eppure già la sola analisi dei 3.870 verbali passati al setaccio dai legali di Fitto (Franco Scoca, Gennaro Notarnicola, Roberto Marra, Carlo Pandiscia, Francesco Bello e Massimo Vernola) porta a conclusioni sorprendenti, puntando l’indice su almeno 40mila voti «sospetti», che secondo il ricorso sono stati «illegittimamente attributi» in fase di spoglio al candidato di Rifondazione, oltre ai 4.365 che andrebbero riassegnati a Fitto per «erronee trascrizioni» rilevate sui verbali in mano agli avvocati. E ci sono sezioni, come per esempio la numero 60 di Taranto, dove a fronte degli 803 votanti il verbale riporta un totale di 925 voti. Insomma, nella migliore delle ipotesi è stata fatta molta confusione, e curiosamente gli errori si sono accaniti a danno di Fitto. Fare chiarezza per eliminare ogni dubbio sarebbe interesse di tutti. Ma Vendola, anzi, la «sua» Regione Puglia, non sembra pensarla così.