La7, la prima lezione del Professor Prodi Tra luoghi comuni e tanta noia si diverte solo lui

Nella prima puntata del &quot;Mondo che verrà&quot;, l'ex leader dell'Ulivo dispensa lezioni di economia mondiale, ricette anti-crisi e analisi geopolitiche. Una<em> lectio magistralis</em> dedicata alle sfide dei continenti, ma la vera sfida è non cedere alla noia...

“Capire il mondo che c’è e il mondo che verrà”, recitava l’introduzione della prima puntata della lectio magistralis del Professore. Ma alla fine della trasmissione, resta solo da capire chi si sia annoiato di più. Se il pubblico in studio, o meglio nell’aula magna dell’università di Bologna, o il pubblico a casa, seduto sul divano a sforzarsi di non cedere al sonno coltivando la speranza che prima o poi Romano Prodi dica qualcosa di illuminante.

La sensazione è che a divertirsi sia stato solo lui, il Professore. L’ex premier si sente a casa, nella sua Bologna, dispensa pillole di saggezza sulla storia dell’aula magna in cui si trova, sulle economie mondiali, sulla situazione dell’Euro, sui problemi demografici, sulla mancanza di risorse alimentari, su quelle energetiche e sulla condizione del nostro Paese. E soprattutto, gongola.

Lo vedi lì, seduto a capo di una tavola rotonda. Ma re Artù non ha attorno a sé dei cavalieri, bensì la conduttrice e tre giovani studenti armati di carta e penna pronti a segnare le frasi più salienti di Prodi. Come a dire: meglio che scrivo adesso, non sia mai che mi perda qualche proposizione importante che mi constringa a rivedere su internet la puntata di La7. Le uniche consolazioni che rendeno meno soporifero l’incedere di Prodi sono i contributi video che vanno in onda e che spezzano la sua lezione.

Ma il fiero maître à penser non si scompone, anzi gongola, appunto. Lo vedi sorridente, che con dolcezza spiega allo studente in ingegneria che non si deve preoccupare perché il suo settore gli garantirà un’occupazione. All’altro componente della tavola rotonda, una ragazza greca che gli chiede se l’Euro sopravviverà, risponde con tono rassicurante: “L’Euro è in una situazione difficile, ma il deficit dei paesi dell’Euro è di 4 punti inferiori a quello americano. Gli Usa sono forti e uniti e nessuno attacca il dollaro. I paesi europei invece sono divisi e attaccabili. Non si può avere una moneta comune senza una politica economica comune”.

Nessun timore, però. Secondo Prodi “l’Euro resisterà, nessuno ha interesse a buttarlo a mare, non certo la Germania che è il Paese più potenteproprio grazie all’Euro”. Nulla di nuovo sotto il sole. E poi ancora, tra excursus storici che partono dall’800 fino ai giorni nostri, passando per la crisi economico-finanziaria del 2008, Prodi parla dei debiti delle nazioni. Debiti che “ si hanno quando si spende più di quanto si guadagna, come nelle famiglie”. Parla degli Usa che “hanno fatto tagli alle imposte addirittura di 3mila miliardi e questo ha scombinato il rapporto tra le spese e le entrate”.

Parla di crisi, ma anche di risorse energetiche e alimentari. E propone un’altra verità inconfutabile: “Quando il mondo è uno solo, la scarsità è per tutti”. Alcuni studenti (circa una ventina) in platea vengono inquadrati mentre con gli occhi sgranati ascoltano e apprendono le nozioni di Prodi, alcuni mentre prendono appunti, così, per riproporre a pieno l’ambientazione di un’aula universitaria. Tratta la lotta per la terra, l’acquisto di terreni stranieri da parte della Cina e propone una deurbanizzazione, una riqualificazione dei territori agricoli. Per puntare sulla ricerca e sull’agricoltura. E invita a non dimenticarsi che “un terzo del cibo va sprecato” .

Dulcis in fundo, ecco che arriva la ricetta per l’Italia. Una ricetta basata su ricerca, sviluppo, scuola, innovazione, industria e che contrasti le due anomalie nostrane: l’evasione fiscale e la criminalità organizzata. Le luci soffuse dell’aula magna si spengono, gli studenti vanno via, il Professore lascia la cattedra. Appuntamento alla seconda lezione. Sempre che l’indice d’ascolto non metta Prodi dietro la lavagna…