Lascia l’economia per fare il «curandero»

«Tutto è partito con una malattia Mi sono accorto che stavo percorrendo un cammino che non era il mio»

Da giovanissimo aveva abbandonato il suo villaggio nella Cordigliera delle Ande attratto dalla città. Dopo la laurea in Economia e Lingue e il lavoro per il ministero dell'Agricoltura peruviano il suo percorso sembrava ormai tracciato. A un certo punto, però, Hernán Huarache Mamani ha fatto inversione di marcia. Oggi è uno scrittore (il suo ultimo libro è La donna della luce (Piemme, 2007) ma soprattutto un curandero e divulgatore della cultura e della medicina tradizionale peruviana. Vive tra Milano, dove tiene seminari aperti a tutti o riservati ad un pubblico di specialisti (come il corso di medicina peruviana presso il Centro di ricerche in bioclimatologia medica, biotecnologie medicine naturali dell'università di Milano) e il Perù, dove lavora a diversi progetti per la conservazione della cultura del Paese.
Che cosa l'ha spinta a cambiare vita?
«Tutto è cominciato con una malattia, che mi ha portato ad una presa di coscienza. Mi sono accorto che stavo percorrendo un cammino che non era il mio. Ho dovuto affrontare una profonda crisi di valori e scegliere tra due culture: quella moderna della scienza e della tecnologia e quella che invece mi avrebbe portato a ritrovare il contatto con la natura».
Lei ha scelto la seconda diventando curandero. Cosa significa?
«Il curandero conosce la natura e l'uomo. Il suo sapere si tramanda di generazione in generazione, ma la sua vera forza è l'apprendimento continuo e l'approccio olistico alla cura della persona. L'ho sperimentato durante la mia malattia: poche sedute da un curandero mi hanno riportato alla vita. Così ho cominciato a viaggiare nei villaggi per capire come utilizzare ciò che la natura offre per migliorare la salute delle persone».
Tra medicina tradizionale e medicina moderna, però, spesso non corre buon sangue...
«Credo che debbano essere complementari. La medicina moderna ha molti aspetti postivi ma è caratterizzata da un vuoto spirituale. L'uomo è una meraviglia della natura, sappiamo ancora troppo poco di lui. Intanto sarebbe bene capire quello che abbiamo da imparare gli uni dagli altri».
Forse la diffidenza è anche dovuta al fatto che ci sono molti sedicenti guaritori che, in realtà, approfittano della buona fede delle persone.
«Il curandero onesto non alimenta false speranze, non è né una guida né un mago, ma suggerisce un percorso di presa di coscienza individuale, perché spesso il malessere fisico deriva da quello spirituale».
Il sapere che ha portato in Europa non riguarda solo la medicina. Colpisce, ad esempio, la centralità della figura della donna, nei suoi libri come nei suoi seminari.
«Nella nostra cultura la donna ha un ruolo fondamentale nella società. In molti paesi e anche in Occidente, invece, non è così. Eppure molti problemi all'interno della famiglia e della società potrebbero essere risolti rivalutandone il ruolo. Spesso le donne sono anche le migliori guaritrici perché, a differenza dell'uomo, sanno usare una medicina che non si vende in farmacia: l'amore».