La Lega «cede», Nerviano alle urne

Michele Perla

Nerviano , città che conta oltre 15 mila abitanti, era da oltre un decennio considerata la roccaforte della Lega Nord, impossibile da espugnare per qualunque altra coalizione. Un Carroccio così forte di consensi da poter fare a meno anche degli alleati del Polo, per governare. Adesso, dopo soli due anni dal rinnovo del consiglio comunale, i cittadini torneranno alle urne. È caduta infatti la giunta guidata da Sergio Girotti, che presto verrà sostituito da un commissario prefettizio. A sancire la fine della legislatura lumbard, è stata paradossalmente proprio una sua consigliera che si è dimessa all’improvviso dall’assise comunale, ed anche dal Partito. Togliendo così i numeri per governare alla maggioranza. Sabato mattina Moira Ferrari si è presentata in Municipio ed ha rassegnato le proprie dimissioni; subito dopo hanno fatto altrettanto gli altri dieci consiglieri comunali d’opposizione, quelli del Polo, del centro sinistra, di Rc e di una lista civica; dimissioni che hanno interessato più della metà dei venti eletti e che hanno di fatto aperto la strada, come prevede la legge, allo scioglimento del consiglio comunale. All’origine delle dimissioni di Moira Ferrari vi sarebbero contrasti politici con i colleghi della maggioranza, ed in particolar modo per quanto attiene all’edilizia. In realtà il clima di concordia per l’amministrazione leghista era già finito da un pezzo. Da quando altri due componenti la maggioranza erano usciti per fare gruppo a sé, ma soprattutto da quando l’ex sindaco Sergio Parini, figura emblematica per il Carroccio nervianese, due volte eletto in maniera plebiscitaria, aveva preso le distanze dalla politica seguita dal suo successore. «È una situazione che si trascinava da tempo – ha dichiarato Giuseppina Sala capogruppo del Polo - ; l’amministrazione non ha mai voluto dialogare con noi, sia a livello politico che amministrativo. Non è Forza Italia che ha perso i pezzi, ma sono stati la Lega e il Gin ( Lista civica alleata dei lumbard) che hanno portato il paese allo stallo».

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