La Lega fa ricorso contro il simbolo dell’altra Lega

Dopo la candidatura di Pagliarini, il Carroccio si appella al Tar che
già alle Regionali in Piemonte escluse la lista Salvini: "Un logo troppo
simile al nostro, è brutto che un ex ministro si presti a queste
operazioni di sciacallaggio"

La Lega ha già pronto il ricorso contro il simbolo e la dicitura Lega padana lombarda che Giancarlo Pagliarini vuole utilizzare per candidarsi a sindaco. «Lunedì - spiega l’europarlamentare Matteo Salvini - con Giancarlo Giorgetti decideremo se vale la pena di spendere qualche euro. Dico solo che è triste che ci sia chi ha fatto il ministro grazie alla Lega e adesso si presta a operazioni di sciacallaggio». E così potrebbe essere il tribunale, ancor prima degli elettori, a fermarne la corsa a Palazzo Marino del «Paglia». Sessantotto anni, economista, professore, ex ministro in un dicastero pesante come quello del Bilancio nel primo governo Berlusconi e militante leghista fino al 2007 prima di candidarsi come indipendente nella Destra di Francesco Storace, anche dopo aver sbattuto la porta del Carroccio ripete di essere «rimasto leghista nell’anima e nella mente». E ora lancia la nuova sfida nella Lega Padana Lombarda, creatura di Roberto Bernardelli, altra vecchia conoscenza della politica milanese e storico rappresentante della dissidenza leghista che rispunta fuori alla vigilia di ogni appuntamento elettorale.
«Sono vent’anni che ci copiano - taglia corto Salvini - ma questa è gente che vale lo zero virgola. La Lega è come la nutella, tutti tentano di copiarla, ma nessuno ci riesce. E i milanesi lo sanno bene». Ma in via Bellerio pensano al ricorso, certi che anche a Milano andrà a finire come a primavera a Torino, dove il Tar del Piemonte accolse il ricorso della Lega Nord escludendo dalle elezioni regionali la lista Lega Padana. «Quello che vorrei sapere - chiude Salvini - è cosa sappia Pagliarini del Gallaratese o di Quarto Oggiaro. Che progetto ha per Milano». La risposta è nei resoconti della conferenza stampa di presentazione. «Vorrei fare di Milano una città come Zurigo - aveva detto venerdì Pagliarini -, ma potrei dire come Obvaldo, il primo cantone ad aver introdotto una flat tax uguale per tutti». E poi la promessa di nominare assessori sia di centrodestra che di centrosinistra. A cominciare da Fabrizio Spirolazzi (del Pd) come responsabile del Bilancio. «Solo così anche l’opposizione può lavorare al bene della città, invece di fare guerre politiche». La campagna elettorale? «Solo i santini: quando mi sono candidato alle comunali ho speso 560 euro». E Pagliarini giura di non volerne spendere di più.
Ad appoggiarlo Bernardelli, l’imprenditore alberghiero entrato in politica negli anni Ottanta con la Lega Autonomista Lombarda di Umberto Bossi. «Il nostro simbolo esiste da sei anni, e su quello della Lega c’è il nome di Bossi: non credo che gli elettori della Lega si confondano ancora», spiega lui che nel 1987 è tra i fondatori del Partito Pensionati, poi la Lega Casalinghe-Pensionati, di nuovo Lega Nord, movimento Padania pensione sicura, Pensionati padani, Pensionati nord. Nel 2000 è consigliere regionale della Lombardia, ma esce perché considera la Lega troppo appiattita su Berlusconi. Fonda la Lega Padana Lombardia e nel 2004 si candida presidente della Provincia. Ma raccoglie solo l’1,8 per cento. Ora l’operazione Pagliarini.