La Lega punta i piedi: "Inceneritore a Opera? Abbiamo la soluzione"

La Lega ha un piano di riserva per il termovalorizzatore Ma su Milano
incombe già lo spettro di una nuova Napoli. Sulla localizzazione
dell’impianto, la Regione
frena, gli abitanti di Opera
protestano, Amsa tira dritto

La Lega ha pronto un piano per scongiurare la costruzione del nuovo termovalorizzatore nella frazione Noverasco di Opera, giusto al confine con Milano e all’interno del Parco Sud. Non in mezzo ai prati, ma in un ritaglio incolto tra la tangenziale, il supercarcere e un depuratore di acque. «Abbiamo già dato», ripetono gli abitanti della zona. E così il Carroccio, che a Opera ha eletto il sindaco, presenterà il suo progetto alternativo oggi a Palazzo Marino dove il presidente Manfredi Palmeri ha convocato un consiglio straordinario per discutere della realizzazione del secondo impianto milanese per il trattamento dei rifiuti.
Per ora di certo c’è solo la maledizione di Nimby, not in my back yard. Non nel mio giardino. Amministratori e abitanti del luogo sono già sulle barricate. Amsa, l’azienda milanese per i servizi ambientali, vorrebbe tirare dritto, la Regione frena, la Provincia si sfila, il Comune organizza il consiglio. Intanto, se calcoli e previsioni del Piano provinciale (stilato nel novembre 2008 e dunque in piena era Penati col centrosinistra al governo della Provincia) sono veritieri, su Milano potrebbe incombere lo spettro di una nuova Napoli, con oltre 485mila tonnellate di rifiuti (oltre 600mila considerando anche la provincia di Monza e Brianza) che già l’anno prossimo non si saprebbe come smaltire. E se tutto filasse liscio (come invece non sta filando) il collaudo del nuovo «mangiarifiuti» sarebbe in calendario per la metà del 2014.
Tema scivoloso quello dei nuovi impianti. Soprattutto in tempi di campagna elettorale. E l’anno prossimo, si sa, a Milano si vota per il sindaco. «Il termovalorizzatore - ha spiegato più volte il presidente di Amsa Sergio Galimberti - è progettato applicando le migliori tecnologie disponibili, utilizzando l’innovazione scientifica e tecnologica per ottenere il massimo livello di tutela ambientale. Recupera dai rifiuti energia e materia, vanta performance ambientali eccellenti anche sulla scorta della gestione decennale dell’impianto di Silla 2, emettendo nell’atmosfera quantità di CO2 ampiamente al di sotto dei limiti fissati dall’Unione europea». Recupero di energia dai rifiuti grazie alla rete di teleriscaldamento che permetterà di dare calore “pulito” a oltre 20mila famiglie, producendo energia elettrica, anch’essa «pulita» per oltre 100mila appartamenti.
La settimana scorsa al Pirellone c’è stata la riunione della Conferenza dei servizi con le proteste di Pd, Legambiente e comitati di cittadini. Contrario anche il sindaco leghista di Opera. «Chiediamo - le parole di Ettore Fusco - che si dica no all’inceneritore nel Parco. E più in generale ci opponiamo a nuovi inceneritori in Lombardia». Contrario al termovalorizzatore anche Massimo D’Avolio, primo cittadino di Rozzano (centrosinistra) che considera però indispensabile non eliminare la costruzione dell’impianto, ma semplicemente (si fa per dire) trovare un’altra localizzazione. Secondo Legambiente «puntare sull’aumento del potenziale di incenerimento in provincia ha senso solo se si decide di affossare la raccolta differenziata». Il pallino è in mano alla Regione, con la richiesta di approfondimento per gli studi di valutazione d’impatto ambientale e sanitario. Ma dall’Amsa fanno sapere che la produzione di calore «pulito» grazie al teleriscaldamento «toglierebbe dall’aria fino a 90mila tonnellate l’anno di anidride carbonica, come mettere a bosco tutto il territorio del comune di Milano». Oggi dibattito a Palazzo Marino e voto sugli ordini del giorno.