Letizia Moratti: "Expo per il mondo, ecco il segreto del successo di Milano"

La Moratti commossa dopo la vittoria bacia il marito sul palco: "La dedico a lui e ai bimbi per costruire un futuro migliore"

nostro inviato a Parigi

Il bacio sul palco (e sulle labbra) al marito Gianmarco finisce in mondovisione. Ma la gioia per l’86 a 65 schiaffato ai turchi di Smirne scioglie anche i freni inibitori. Insieme alle lacrime di tanti. «La dedica è per tutte le donne che hanno lavorato a questo progetto - si riprende subito il sindaco Letizia Moratti -. E poi sarà banale, ma anche a mio marito e ad Anastasia, la mia nipotina che nel 2015 avrà otto anni». Del resto l’aveva detto. «Questa Expo sarà per voi bambini. Perché voi più fortunati possiate avere la possibilità di aiutare chi non lo è. Per un mondo migliore e più giusto», si era sbilanciata ottimista nelle sue ultime parole a pochi minuti dal voto del Boureau international des expositions che ieri a Parigi ha assegnato a Milano l’edizione 2015 della rassegna universale. Una promessa fatta agli scolari raccolti davanti al grande schermo del teatro Ciak. E, per i grandi, un po’ la spiegazione di quello che sarà questa cosa misteriosa che impegnerà risorse, energie e passione della Milano dei prossimi sette anni. Una corsa verso un appuntamento che per la città significherà un giro d’affari di oltre 20 milioni di euro, tra investimenti pubblici e indotto. Strade, autostrade, metropolitane e 30 milioni di visitatori in sei mesi. Ma che per tanti Paesi del mondo potrà voler dire sviluppo sostenibile, alimentazione sana, acqua per tutti e salute. Il segreto per vincere? Non fa fatica a rispondere la Moratti, mentre il palco è invaso dai giovani con le bandiere arrivati in pullman da Milano che intonano cori da stadio. «Siamo stati capaci di far sentir l’Italia amica di tanti Paesi - ricorda -. Abbiamo studiato e per ogni nazione abbiamo cercato il progetto, l’aiuto di cui potesse avere più bisogno. Adesso sono felice, mi si è risvegliato dentro l’orgoglio di essere italiana». Poi ancora una promessa. «Milano - annuncia - per celebrare l’Expo non lascerà una torre Eiffel come fece Parigi nel 1889, ma diventerà il centro di una grande rete mondiale per lo sviluppo sostenibile. Un polo per la gestione di risorse che dovranno aiutare il maggior numero possibile di Paesi a crearsi un futuro migliore e un destino diverso». Bisognerà costruire in ognuno scuole, ospedali, università, centri di ricerca. «Questa Expo - le fa eco il governatore della Lombardia Roberto Formigoni - è fatta per tutti i popoli del mondo. Noi non ci metteremo sul piedistallo, ma daremo a chiunque lo voglia la possibilità di partecipare a grandi progetti di sviluppo. L’Italia ha presentato quest’idea e l’Italia ha vinto. Da oggi il mondo ci conosce un po’ di più. Un grande risultato». E poi torna alla grande battaglia con Smirne. «È stata una gara vera - racconta finalmente disteso -. Ma noi abbiamo giocato tutti insieme. Finalmente dalla stessa parte. Come un Paese serio deve fare. E quando l’Italia è un Paese serio, allora si vince. Dentro si deve discutere, è la democrazia. Ma fuori dalle frontiere gli italiani devono essere sempre uniti». E Smirne? «Beh, in fondo sono sempre arrivati secondi - sdrammatizza il presidente della Camera di commercio Carluccio Sangalli -. Ma per Milano questo è bellissimo». La chiave del successo? «Ci ho creduto proprio» spiega ancora un po’ incredula la Moratti. «Ci siamo presi un bell’impegno - ricorda il ministro degli Esteri Massimo D’Alema -. Ora per i giovani ci sarà molto da fare, perché l’Expo non dovrà essere solo un’esposizione di merci, ma un laboratorio di progetti di collaborazione e di crescita con tanti Paesi. Un laboratorio che durerà sette anni». Milano lo sa. Ed è pronta. Da tempo.