Via libera ai nuovi vertici Unicredit-Hvb

Profumo: «Confermati tutti gli obiettivi del progetto»

Angelo Allegri

da Milano

È finita con un brindisi tra l’amministratore delegato Alessandro Profumo e il neo presidente Dieter Rampl. E da ieri il supergruppo Unicredit-Hvb ha anche ufficialmente un nuovo governo. In una giornata senza scossoni l’assemblea degli azionisti della banca riunita ieri a Genova ha nominato il cda per il periodo 2006-2008. A favore del board ha votato oltre l’84% dei presenti (in sala c’era il 38,6% del capitale). Hanno votato contro i rappresentanti di alcuni fondi di investimento internazionali. Come previsto, otto dei 24 componenti saranno rappresentanti dei soci tedeschi. Tra di loro alcuni «pezzi da 90» del business di Germania: tra gli altri, oltre a Rampl, il numero uno operativo di Munich Re Nikolaus von Bomhard, il presidente del consiglio di sorveglianza della compagnia Jürgen Schinzler, Manfred Bischoff (presidente di Eads), Volker Doppelfeld (Bmw). Nel consiglio entra anche Friedrich Kadrnoska, rappresentante della fondazione austriaca Avz, azionista di Bank Austria, con tutta probabilità il socio che ha più dato filo da torcere a Profumo nel corso del processo di fusione. Nessuna sorpresa per quanto riguarda gli italiani: tra i confermati Carlo Salvatori (attuale presidente) e i vicepresidenti Gianfranco Gutty, Fabrizio Palenzona e Franco Bellei.
In attesa che si stabilizzi l’azionariato (alcuni movimenti, all’apparenza marginali, sono ancora in corso) l’assemblea è stata anche l’occasione per una prima fotografia ufficiale dei maggiori soci. A pesare di più è Munich Re con il 4,82%, vengono poi le fondazioni Cariverona e Crt, appaiate al 4,74%, Carimonte Holding con il 4,3%, il gruppo Allianz con il 2,98%. «Registriamo un significativo sovrappeso di investitori istituzionali Usa», ha detto Profumo.
Il numero uno ha detto che il gruppo raggiungerà «certamente» gli obiettivi previsti dal piano di fusione. Esclusa la necessità di un aumento di capitale è confermata la riduzione del 7% del personale (i dipendenti sono circa 130mila) e la permanenza della sede legale a Genova. Il gruppo ha detto anche di puntare su una crescita organica, mentre unico obiettivo di una possibile acquisizione è in Germania Berliner Bank. «Ora la sfida è avere la capacità di integrare le persone nel modo migliore e creare la banca europea e non di vari Paesi europei», ha detto Profumo. Sulla sua strada resta lo scoglio della fusione tra le due consociate polacche. Ieri, in un’intervista all’agenzia Reuters, il viceministro delle Finanze di Varsavia Cezary Mech ha detto che per evitare una eccessiva concentrazione nel settore sarebbe opportuno che Unicredit abbandonasse il piano di fusione tra i due istituti e ne vendesse uno. Profumo si è però dichiarato tranquillo e ha detto di prevedere l’autorizzazione per il primo trimestre del 2006: «L’antitrust ci ha dato il via libera, ma le autorità polacche sono naturalmente prudenti. Troveremo una soluzione».
Profumo non prevede novità sul bond emesso nel dicembre 2003 e legato alla partecipazione Unicredit in Generali (3,58% del capitale). Da lunedì scatta il periodo in cui è possibile chiedere la conversione del prestito, che Piazza Cordusio potrà rimborsare in titoli Generali o con un controvalore in denaro pari al prezzo di mercato delle azioni. Il valore di conversione è fissato a 28,08 euro, contro un prezzo di chiusura di ieri della compagnia triestina pari a 28,47. In realtà, ha spiegato ieri l’amministratore delegato di Unicredit, è molto probabile che per il momento non accada nulla. I detentori del convertibile hanno infatti un diritto all’esercizio di conversione, ma «questo diritto ha un valore legato non solo alla possibilità di diventare azionisti a un prezzo predeterminato, che è inferiore all’attuale, ma anche al “time value” dell’opzione e alla volatilità implicita dell’azione». Per questo, ha detto Profumo, di solito l’esercizio avviene sempre a ridosso della scadenza, che in questo caso è fissata per il dicembre del 2008.