Libia, Nato prende il comando delle operazioni Gli oppositori riconquistano i pozzi petroliferi

L'Alleanza prenderà tutte le misure necessarie a proteggere i civili, ma esclude "l'occupazione sotto qualsiasi forma". Le
forze antigovernative rinconquistano Ras Lanouf e hanno stretto accordo con Qatar per esportare petrolio &quot;in meno di una settimana&quot;<br />

Tripoli - Il piano approvato dal Comitato militare della Nato per l’assunzione del comando di tutte le operazioni militari in Libia è arrivato sul tavolo del Consiglio atlantico, riunito dalle 18 a livello di ambasciatori sotto la presidenza del segretario generale dell’Alleanza, Anders Fogh Rasmussen.  Il piano - riferiscono fonti diplomatiche - include le operazioni per dare seguito alla risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza dell’Onu, in particolare al paragrafo 4 che autorizza la comunità internazionale a prendere "tutte le misure necessarie" per proteggere i civili e le aree popolate sotto minaccia di attacco, escludendo però "l’occupazione sotto qualsiasi forma" di qualsiasi parte del territorio libico.

Ripresa Ras Lanouf Dopo la riconquista di Ajadabyia e Brega, i ribelli libici proseguono nella loro avanzata e riconquistano anche Ras Lanuf, il principale terminal petrolifero del Paese. Un corrispondente Ansa ha confermato che lungo la strada da Bengasi a Ras Lanuf non c’è "segno della presenza dei soldati di Muammar Gheddafi". Ieri Tripoli aveva affermato di aver ritirato le proprie forze dall’area a sud di Bengasi, sede di strategici impianti energetici. Poco prima di entrare a Ras Lanouf è caduta nelle mani dei ribelli anche Ben Jawad, cittadina a una cinquantina di km a ovest del porto e punto più avanzato raggiunto dalle forze anti Gheddafi nel loro primo assalto verso Tripoli di inizio mese. La località era poi stata ripresa dall’esercito del colonnello Muammar Gheddafi il 6 marzo in combattimenti finiti con almeno 12 morti e più di 50 feriti. Lo scontro aveva segnato l’inizio della controffensiva del regime giunta poi alle porte di Bengasi, roccaforte dei ribelli, il 19 marzo, prima di essere respinta grazie ai raid aerei internazionali.

Ribelli pronti a esportare petrolio I ribelli libici si dicono pronti a esportare petrolio "in meno di una settimana" e in grado di produrre "dai 100.000 ai 130.000 barili al giorno" e hanno già raggiunto un accordo con il Qatar per l’esportazione. Lo ha annunciato un portavoce, dopo la conquista oggi degli impianti e dei terminal a sud di Bengasi. Con l’arrivo dei ribelli a Ben Jawad, infatti, sono tornati sotto il loro controllo tutti i maggiori terminal petroliferi del settore orientale della Libia. I campi petroliferi riconquistati nelle ultime 48 ore consentiranno ai ribelli di "produrre almeno 100.000, 130.000 barili al giorno, e possiamo facilmente arrivare ad un ritmo di 300.000", ha detto Ali Tarhoni, responsabile per gli affari economici dei ribelli. A Ras Lanuf, considerato il secondo sito strategico per il settore energetico libico, c’è una raffineria da 220.000 e numerosi depositi di petrolio e gas. L’altra città conquistata, Marsa el Brega, è invece sede di un importante terminal per l’export. Tobruk, altro centro petrolifero del Paese, è rimasto poi nelle mani dei ribelli sin dall’inizio della rivolta contro Gheddafi.

Gheddafi prova la stada diplomatica Il regime libico è tornato a chiedere il cessate-il-fuoco e una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza Onu. A Tripoli, il portavoce del governo, Mussa Ibrahim, ha detto sabato notte che gli attacchi aerei della coalizione hanno ucciso soldati e civili lungo la strada tra Agedabia e Sirte: "Stanotte i raid aerei continuano a pieno ritmo. Stiamo perdendo molte vite, soldati e civili", ha detto e ha rinnovato il suo appello alla tregua e a una riunione urgente al Palazzo di Vetro. In effetti i raid, lanciati dalla coalizione occidentale per proteggere i civili, stanno effettivamente spostando l’equilibrio di potere sul terreno e sabato notte sono proseguiti senza sosta. I caccia francesi hanno anche distrutto almeno cinque aerei e due elicotteri delle forze lealiste nelle regioni di Zindan e Misurata.

Frattini e la trattativa italo-tedesca Ma intanto l’Italia pensa al dopo. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, impegnato da giorni in un’ampia rete di contatti per tentare di risolvere la crisi, ha delineato i contorni di un piano per relegare Gheddafi in esilio. Dopo che tutta l’Europa e l’Onu hanno ripetuto che il Colonnello non è un interlocutore accettabile, non si può pensare ad una soluzione che contempli la sua permanenza al potere", ha detto Frattini a Repubblica. "Chiaro, altra cosa è pensare a un esilio per Gheddafi, l’Unione Africana si è già fatta carico di trovare una soluzione". Frattini presenterà il suo piano alla riunione a Londra, martedì, tra i ministri degli Esteri della coalizione internazionale. "Abbiamo un piano e vedremo se si potrà tradurre in una proposta italo-tedesca. Magari da elaborare in un documento congiunto da presentare martedì". Il capo della diplomazia italiana ha detto che il piano deve comprendere un cessate il fuoco monitorato dall’Onu, ampie consultazioni con i gruppi tribali libici e un corridoio umanitario permamente, a cui il governo italiano sta già lavorando con il governo turco. Poi al Tg1, il ministro è tornato a parlare delle operazioni militari in corso e dell'ipotesi di una cabina di regia anglo-francese: "Nessuno credo ci abbia pensato", ha detto Frattini, "e nessuno francamente lo potrebbe accettare". 

Oggi il comando passa alla Nato Il Consiglio atlantico della Nato si incontra oggi pomeriggio a Bruxelles per assumere il comando militare di tutte le operazioni in Libia, che comprendono sia l'applicazione della no-fly zone, sia la possibilità di attacchi aerei su obiettivi di terra per proteggere i civili. Venerdì scorso il Consiglio Nato aveva deliberato a favore della no-fly zone, oggi è attesa l'estensione del provvedimento agli attacchi aerei, la cui guida finora è stata lasciata nelle mani degli americani. Dopo l'approvazione formale di oggi pomeriggio dovrebbe assumere il comando di tutte le operazioni il generale canadese Charles Bouchard, agli ordini dell'ammiraglio Samuel Locklear, comandante della base Nato Joint Force Command di Napoli.