LIBRI PER BAMBINI La carica dei topi eleganti

Una «strana» coppia nella vita e nel lavoro che con la casa editrice «Topipittori» ha rivoluzionato la letteratura per l’infanzia

Miele e melassa sono gli ingredienti fondamentali della letteratura per l'infanzia, almeno secondo l'idea che se ne ha in genere, ed è sufficiente una visita al settore per ragazzi di una grande libreria per eventuali conferme: a scorrere qualche titolo è un profluvio unico di pupazzetti e figurine incorniciati da una scrittura inconsistente. «Sono libri che corrispondono a una immagine dei bambini leziosa e tranquillizzante, costruita sui desideri e le attese degli adulti», dice Giovanna Zoboli che con il marito, Paolo Canton, ha fondato nel 2004 la casa editrice Topipittori.
Poetessa, scrittrice, editor e traduttrice lei, bocconiano con una tesi sull'editoria periodica e corsi alla Columbia University sulle tecniche di produzione dei libri lui, avevano un'idea completamente diversa su come fare libri illustrati, un'idea che Canton esemplifica mostrando un libricino per l'infanzia stampato da Gerlach a Vienna nel 1901, Die Nibelungen, impaginato in modo elegante e corredato da illustrazioni di una bellezza che mette i brividi. «Si tratta di una tradizione alla quale ogni editore dovrebbe guardare», spiega Canton riferendosi a un modo di fare editoria per ragazzi che anche in Italia, almeno fino agli anni Trenta, ha avuto corso. «Pensiamo a Versi e prose di Antonio Rubino, del 1901, o al Pinocchio di Attilio Musino, del 1921, o al Moby Dick di Rockwell Kent, stampato nel 1930: erano libri che consideravano il bambino in grado di poter godere della massima qualità estetica nei testi e nelle illustrazioni».
La banalizzazione del prodotto editoriale deriva dalla semplificazione dell'immagine del bambino che viene visto oggi dalle aziende come un segmento di mercato, e dai genitori come uno status symbol più facile da piazzare davanti alla tv che da seguire con creatività in una relazione educativa. In un quadro simile i ragazzi crescono come possono, se mai crescono. «Il lavoro sull'educazione viene completamente delegato alla scuola e spesso i bambini vi arrivano sprovvisti delle più elementari norme di educazione e civiltà», dice la Zoboli. «Il bullismo nasce da qui. La mia impressione, lavorando spesso nelle scuole attraverso presentazioni di libri e incontri, è che quando l'insegnante è in gamba, la classe mostra certe qualità positive, i bambini sono svegli, attenti a cogliere gli stimoli. Tutto cambia, in peggio, con un insegnante demotivato o insicuro». Esiste una relazione fra la produzione di una letteratura di qualità per i ragazzi, e la qualità umana dei ragazzi stessi? «Prendiamo l'esempio della Francia», risponde la Zoboli. «Se si visita il Salone del libro di Montreuil, uno dei principali del nostro settore, vedrà i ragazzini vestiti con i jeans larghi e le scarpe slacciate, incolonnati educatamente in file lunghissime per ricevere l'autografo da parte dell'autore, o dell'illustratore, che conoscono molto bene. E fa impressione vedere le tantissime scuole in visita. Situazioni che non esistono in Italia. I libri possono fare tanto, sono strumenti educativi straordinari, ma certamente non risolvono da soli situazioni sociali che hanno cause vastissime, come il problema della banlieue parigina, ad esempio. Però attraverso i libri, genitori e figli possono incontrarsi magari leggendoli assieme, ad alta voce. Sennò è facile dare la colpa ai nuovi media e alla Playstation». E quali strategie editoriali segue Topipittori? «Puntiamo al mercato europeo e mondiale secondo il meccanismo della coproduzione internazionale», spiega Paolo Canton. «Abbiamo venduto nostri libri in Francia, Spagna e Corea, e ci sono contatti avviati bene in Giappone e a Taiwan. Fare libri per l'infanzia pensando solo al mercato italiano, che è piuttosto ristretto, non avrebbe senso».
La ragione per la quale un editore straniero viene tentato all'acquisto di un libro illustrato fatto in Italia sta tutta nella qualità del prodotto, e in questo senso Topipittori possiede in catalogo titoli validissimi: da Chiuso per ferie di Maja Celija, a Di notte sulla strada di casa che Giovanna Zoboli ha scritto avvalendosi delle illustrazioni di Guido Scarabottolo, fino all'uscita imminente di Velluto con i testi di Silvana d'Angelo e le meravigliose illustrazioni di Antonio Marinoni. Ma, infine, perché il nome Topipittori? «Avevo poco più di vent'anni e partecipai a un concorso letterario che si teneva a Sestri Levante - racconta la Zoboli -. Mandai due cose: la storia in rime baciate dell'amore impossibile fra una meringa e un dirigibile, che non vinse. La seconda storia aveva come protagonisti tre topi pittori, un futurista, un cubista e un surrealista. Vinse, anche se in realtà non si vinceva nulla, se non la traboccante soddisfazione di salire sul palco al suono della banda cittadina!».