Il Libro Quelle dispute rinascimentali attorno a una «formula segreta»

Chiara e inequivocabile, scritta nero su bianco: x³+bx=c. Chissà quante volte, a scuola, ci siamo imbattuti in equazioni come questa, la cui soluzione era il risultato di formule e teoremi faticosamente imparati a memoria e dei quali - ahinoi - abbiamo sempre ignorato l'origine e il significato. Peccato. Perché se avessimo saputo che attorno a quella semplice equazione cubica si era scatenata, qualche secolo prima, una delle polemiche più feroci che ricordi il pensiero scientifico, forse l'avremmo studiata più volentieri.
A raccontarcela è Fabio Toscano, docente, fisico e già autore di appassionanti biografie, che nel suo nuovo libro riporta alla luce uno degli episodi più curiosi e affascinanti della storia della matematica: la scoperta della formula risolutiva delle equazioni di terzo grado. «La formula segreta» appunto, come il titolo dell'agevole volumetto appena pubblicato da Sironi (pagg. 208, euro 18): una sequenza di numeri e operazioni che oggi sembra quasi scontata, ma che allora rappresentava il più grande enigma irrisolto dell'algebra rinascimentale. A scoprirla, nel 1535, fu il matematico bresciano Niccolò Tartaglia (così chiamato per un difetto di pronuncia che oggi chiameremmo balbuzie) il quale, sia per attirare allievi sia per servirsene in pubbliche dispute, per anni rifiutò di renderla pubblica, attirandosi l'ammirazione e le invidie dei maggiori studiosi del tempo. A Milano, in particolare, c'era qualcuno che ardeva dal desiderio di conoscerla: il medico, filosofo e giocatore d'azzardo Gerolamo Cardano, uno degli intellettuali più astuti e controversi del Cinquecento.
Il volume ripercorre i momenti più vividi e salienti di questa accesa rivalità, consumata nel quadrilatero tra Brescia, Milano, Bologna e Venezia e animata da personaggi tanto geniali quanto bizzarri, capaci di eccellere sia per virtù che per meschine bassezze. Scopriamo così che nel Rinascimento i professori più illustri si sfidavano in piazza a colpi di algoritmi ed equazioni algebriche, davanti a folle di spettatori ammaliati. In gioco non vi erano soltanto la ricerca e il progresso: c'erano l'onore, la fama, la reputazione, la fortuna personale e scientifica. Un «giallo» rinascimentale tanto appassionante quanro ben documentato, quello di Fabio Toscano, arricchito da citazioni, aneddoti curiosi, lettere private e testimonianze dirette, che in un linguaggio piano, fluido, per nulla tecnico restituisce abitudini e costumi della comunità accademica dell'epoca.