Sesso: le donne rispondono esattamente come gli uomini

Il cervello di donne e uomini risponde allo stesso modo di fronte a immagini di sesso: ecco cosa avviene quando anche le donne guardano la pornografia

Come rispondono le donne al sesso attraverso la visione della pornografia? Esattamente come gli uomini.

È luogo comune che gli uomini siano ipersessualizzati rispetto alle donne ed è un fatto, un dato statistico, che i maggiori fruitori di pornografia siano i maschi. Eppure il cervello maschile e il cervello femminile reagiscono di fatto allo stesso modo di fronte a foto e video porno.

Lo hanno stabilito, come riporta il New York Times, dei ricercatori del Max Planck Institute for Biological Cybernetics, guidati da Hamid Noori. Gli studiosi in realtà erano al lavoro su altro: stavano cercando dei modi per standardizzare gli esperimenti che utilizzano la risonanza magnetica funzionale, così si sono ritrovati ad analizzare il modo in cui il cervello risponde agli stimoli visivi in generale.

I ricercatori hanno revisionato una serie di studi - scelti con un ampio spettro demografico dal punto di vista sessuale, includendo quelli relativi a uomini e donne etero e omosessuali, anche quelli relativi a transgender o non binari e bisessuali. Lo studio ha virato sulle ricerche del passato che hanno interessato volontari al lavoro sull’osservazione di immagini erotiche, perché generano segnali forti nel cervello e sono quindi più facili da analizzare.

I volontari di questi studi, erano stati sottoposti a risonanza magnetica funzionale dopo aver visionato foto e video porno: la reazione è stata la stessa in tutti i soggetti, indipendentemente dal loro sesso biologico.

Quello che ancora non si è stabilito è come mai molte donne dimostrino una discrepanza tra eccitazione fisiologica e desiderio. C’è chi ritiene che il fenomeno possa essere legato al fatto che nella donna, potenzialmente, i rapporti sessuali possono portare alla gravidanza. Altri ritengono invece che siano i retaggi sociali a “trattenere” queste donne dai loro impulsi biologici.

Quel che è certo è che non si può andare troppo indietro nel tempo con eventuali studi per scoprirlo: le attrezzature di neuroimaging hanno 30 anni - e Noori ha lavorato dal 2001 in poi.