Dalla Liguria l’esercito dei «petitomani»

I testi delle istanze rispecchiano le esigenze della regione, dalla siderurgia all’Università. Ma c’è chi si occupa della Uno Bianca

Paola Setti

La più comica, o la più tragica a seconda dei punti di vista, è la petizione sulle petizioni. Che al Senato chiede che, insomma, le richieste dei cittadini non si perdano nei meandri burocratici delle Commissioni, ma che ci siano «norme volte a garantirne l’esame». È firmata dal «Signor Fabio Ratto, di Chiavari (Genova)», come da sito Internet del Senato. E lui, Fabio Ratto che abita fra Moconesi e Orero, è uno degli esponenti di spicco del popolo dei questuanti. Costituzione, articolo 50: «Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità». I liguri l’hanno presa come un dovere, a giudicare dalla mole di carta che fanno pervenire in Parlamento.
Gli argomenti sono fra i più disparati, alcuni usciti vittoriosi, altri da sempre in attesa di risposta. Il signor Enrico Fravega di Genova per esempio ha chiesto «una revisione in materia di pensioni minime erogate dall’Inps», chissà se si è ritenuto soddisfatto dall’aumento voluto dal Governo Berlusconi. Di certo c’è da credere che resterà deluso quanto all’«abrogazione dell’articolo 139 della Costituzione», quello secondo il quale «la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale». Ha vinto la sua battaglia invece, merito dell’ex ministro alla Salute Gerolamo Sirchia, il signor Franco Zucchini di Sarzana, che il 9 ottobre 2002, in tempi non sospetti, sollecitava «nuove disposizioni sul divieto di fumare ed ulteriori misure a tutela del diritto alla salute e ad una corretta informazione circa gli effetti nocivi del fumo». E terrà le dita incrociate fino al 12 giugno Ratto, che nel 2001 già chiedeva «norme per la tutela dell’embrione e la dignità della procreazione medicalmente assistita». Chi pensa alla salute chi al lavoro, il signor Paolo Eugenio Vigo, di Genova, «chiede l’adozione di iniziative urgenti in favore dei lavoratori del comparto siderurgico, con particolare riferimento alla città di Genova». E dal lavoro al sociale è uno spezzino, Francesco Felice Previte, a invitare il Governo a varare un «provvedimento legislativo per la riorganizzazione dell’assistenza psichiatrica e la tutela dei disabili mentali».
Dicono gli articoli 140 e 141 della Costituzione che il presidente del Senato può disporre che venga accertata l’autenticità delle esigenze espresse, ma anche la «qualità di cittadino del proponente». E che le richieste ritenute valide vengono inoltrate alle Commissioni competenti per la «presa in considerazione o l’archiviazione».
Accade così che il Senato un bel giorno si sia trovato ad analizzare, tutte insieme, 50 petizioni del signor Ratto. Fra le altre, la numero 122 sulle «norme volte a garantire la trasparenza delle fatturazioni del servizio di telecomunicazione», è stata assegnata alla Commissione 8ª, Lavori pubblici e comunicazioni. Lui però deve aver pensato di non potersi fidare granché, e nella stessa tornata ha presentato la «petizione delle petizioni», la numero 113 che vuole «norme volte a garantire l’esame delle petizioni presentate dai cittadini al Parlamento». Ai senatori dev’esser parsa degna, visto che l’hanno assegnata alla Commissione 1ª, Affari costituzionali. Era il 27 novembre 2001, chissà che ne è stato.
Del resto non dev’esser facile spulciare-verificare-soddisfare tante richieste. Ne arrivano da tutta Italia, altri grafomani insieme a Ratto sono sue signori di Roma, Marino Savina e Franco Fascetti, e uno di Caserta, Francesco Di Pasquale. Sarà che scoperto il meccanismo il gioco si fa divertente, ma alcune petizioni firmate da Ratto vanno segnalate, se non altro per l’eterogeneità. Dimmi cosa chiedi e ti dirò chi sei, non è difficile pensare che il signor Ratto di Chiavari sia una persona piena di interessi. Vuole l’abolizione «dell’obbligo di prestazione della promessa solenne e del giuramento da parte del pubblico dipendente al momento dell’assunzione». O del «divieto di iscrizione contemporanea a diversi corsi di laurea presso il medesimo ateneo e in diverse università». A proposito di studi, sogna che l’Università di Genova si chiami Università della Liguria. E chiede che non ci sia più l’obbligo «di comunicare all'autorità di pubblica sicurezza la cessione, a qualunque titolo, di fabbricati». Oltre a nuove disposizioni sull’acquisizione «del cognome della madre da parte dei figli e il cambiamento del cognome del figlio maggiorenne».
E dev’esser uno che tiene alle radici culturali, Ratto, visto che chiede «il ripristino di talune festività nazionali civili e religiose», «l’istituzione di nuove province», «iniziative a tutela della canzone napoletana tradizionale» e «norme per la tutela e la valorizzazione dei dialetti e delle culture locali». Pescando a caso: l’adeguamento dell’autostrada Torino-Savona al nuovo Codice della strada e ulteriori benefici per le vittime della Banda della Uno Bianca. Come dargli torto.