Un limite alla tolleranza

Ho appena letto un bel libro, La differenza cristiana, del priore della comunità monastica di Bose. Padre Enzo Bianchi vi sostiene che i laici (anche non credenti) e i cristiani (anche molto rigorosi nell'obbedienza alla Chiesa) possono e devono trovare un incontro sul piano dell'etica. Ho già scritto la recensione per il Giornale - uscirà a giorni - dichiarandomi d'accordo conBianchi su «quasi tutto»: è sui principi cristiani, infatti, che si fonda gran parte dell'etica occidentale. Il mio «quasi» si riferisce a un tema appena riaperto da un’intervista di Oriana Fallaci al New Yorker, ovvero i limiti della tolleranza verso culture e religioni lontane dalle nostre.
La Fallaci ha dichiarato che farà esplodere (spero soltanto metaforicamente) la grande moschea che verrà costruita a Colle Val d'Elsa con il generosissimo aiuto dell'amministrazione comunale. «Non voglio vedere un minareto di 24 metri nel paesaggio di Giotto - ha detto - quando io non posso neppure indossare una croce o portare una Bibbia nel loro Paese». È un’opinione diffusa, e anch’io la condivido, tanto che Bianchi sente il dovere di scrivere: «Chi resta saldo nel messaggio evangelico ricevuto, sa che statuto del cristianesimo è sentirsi responsabile dell'umanità senza pretendere reciprocità alcuna»; dunque i cristiani devono «farsi prossimo dell'altro, ascoltare l'altro, fino a farsi servo dell'altro». È proprio su questo punto che un laico difficilmente può trovarsi d'accordo. Sono pochi, anche fra i credenti, quelli disposti a accettare il messaggio di pace evangelico «fino al martirio», ma un laico deve soprattutto difendere i valori in cui crede: valori come la libertà e l'uguaglianza, che però devono essere corrisposti nel principio di reciprocità. Invece accade che nel mondo, ogni anno, i cristiani vengono massacrati a decine di migliaia dal fanatismo musulmano. Accade - anche da noi, come sostiene la Fallaci - che gli immigrati islamici vivano «con gli usi e i costumi predicati dal Corano... che dice quel che dice. Maltrattano le mogli e le figlie. Rifiutano la nostra cultura e cercano di imporre la loro». Perché questo impone loro il Corano, lontanissimo dalla (oggi) pacifica «conversione» cristiana. E se un cristiano come Bianchi può e deve porgere l'altra guancia, il dovere della società italiana, cattolici compresi, è difendere la nostra cultura, che è fatta anche dalla nostra religione, dalla nostra civiltà, dai nostri principi, dalla nostra libertà.
Certo non saranno i mille musulmani di Colle Val d'Elsa a distruggere tutto ciò, anche se non si vede un solo motivo logico per concedere loro quella che diventerebbe la più grande moschea d'Italia. Ormai sappiamo bene, dalle indagini giudiziarie, che nelle moschee trovano facile rifugio e fanno facile proselitismo i più fanatici sostenitori di Allah, ivi compresi i terroristi. E che nelle scuole coraniche, quasi sempre connesse, si insegnano leggi che sono quanto di più contrario alle nostre leggi, alla nostra Costituzione, al nostro semplice vivere civile.
Eppure è diffusissimo un conformismo più simile al gratuito «buonismo» della sinistra che alla «bontà» cristiana. Un conformismo per cui da noi si può dire qualsiasi cosa della Chiesa, del papa, di Gesù e di tutti i santi, ma se si fa lo stesso con il Corano, l'Islam e Maometto si viene subito tacciati di blasfemia, xenofobia, se non addirittura di razzismo. Eppure tutti ricordiamo bene il caso recente delle vignette danesi su Maometto, che hanno provocato nel mondo sommosse, attacchi alle ambasciate, morti e feriti. Brutalità dell'Islam cosiddetto «moderato» che hanno avuto conseguenze ancora peggiori: la rinuncia di alcuni governi alla difesa del principio della libertà d'espressione, pur di placare chi a priori considera quel principio una nostra debolezza.
L'Occidente non ha ancora ben chiaro che l'Islam è rappresentato dai suoi estremisti. E che ha iniziato una strategia di attacco e di destabilizzazione del nostro mondo, in primis l'Europa. Fa parte di questa strategia l'occupazione anche fisica del territorio. La moschea di Colle Val d'Elsa sarà pure un conforto per i - voglio credere - mitissimi musulmani del luogo: ma è anche un trionfo per chi vede in ogni nuova moschea impiantata in Europa un caposaldo per la futura, ambita, sottomissione degli «infedeli»: noi. L'Occidente non ha ancora capito - lo scrivo da anni, lo sostiene anche Oriana Fallaci - che la situazione politica attuale è simile a quella dell'Europa nel 1938, della conferenza e del Patto di Monaco, quando le democrazie cedettero a Hitler sperando in una sua grata benevolenza. Che la storia ci sia davvero, una volta tanto, maestra.
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