L'Italia dichiara zero: il 25% non paga le tasse

Sono oltre 9 milioni i contribuenti a reddito nullo. In pratica un italiano su quattro non paga un euro di tasse. Il record in Sicilia. Meno della metà è indigente o rientra nella "no tax area"

C’è l’Italia che si lamenta delle tasse troppo alte, e c’è quella che non sa neppure che cosa siano, le tasse, perché non le paga. In cifre: 9.659.121 contribuenti solo di nome ma non di fatto, cioè cittadini che dichiarano zero e, quindi, non versano un euro di tasse. Il totale è di quasi 40 milioni di contribuenti (39,9 per la precisione), quindi il conto è facile: a dichiarare zero è un italiano su quattro. È il risultato clamoroso che emerge da un’inchiesta del settimanale Panorama, in edicola oggi, dedicato proprio all’Italia a reddito zero.

Dopo la bufera scatenata dalla pubblicazione on line dei 730 del 2005 dei contribuenti italiani da parte dell’Agenzia delle entrate, si apre un nuovo capitolo. Il 25 per cento dei connazionali - si scopre - non deve neppure compilare il 730. I motivi sono diversi: qualcuno non paga imposte perché non davvero intasca nulla; qualcun’altro invece guadagna, ma così poco da non superare i 7.500 euro e, quindi, rientra nella cosiddetta «no tax area»; oppure è un evasore, che si finge povero anche se, in realtà, può permettersi casa, barca e vacanze di lusso.

Un numero enorme che si riduce, appena appena, se si considerano quelli che hanno dichiarato «zero» anche alla voce del reddito d’impresa: si arriva così a poco più di 9 milioni di persone, il 22,61 per cento. Non è che tutti e nove milioni siano evasori. Ma non sono nemmeno tutti indigenti. Le famiglie povere, con assegni sociali, i pensionati che faticano ad arrivare a fine mese sono meno della metà. E gli altri 4 milioni chi sono? Perché non dichiarano (e non pagano)?

Per il Fisco gli italiani no reddito sono anche quelli che non superano i 7.500 euro, soglia sotto la quale scatta la «no tax area». Anche loro da sfrondare, quindi. Ma gli altri? Tanti sono convinti di farla franca: i controlli ci sono, ma loro si sentono al sicuro dalle verifiche della Guardia di finanza. Succede soprattutto al Sud. I dati confermano il luogo comune di un’Italia spaccata in due, anche quando si tratta di tasse.

Nella classifica per regioni, ad esempio, la Sicilia è in testa: i contribuenti a reddito zero sono il 36,8 per cento del totale. Seguono a ruota Calabria (36,1%), Molise (35%), Basilicata (34%), Campania (33,9%), Puglia (33%): tutte zone in cui oltre un terzo della popolazione, alla voce reddito, dichiara uno zero tondo tondo, sia come Irpef sia come reddito d’impresa. Il record assoluto spetta a Enna, dove il 42,43 per cento degli abitanti dichiara nulla. Agrigento è poco più virtuosa, con il 42,37% di nullatenenti fiscali; Caltanissetta arriva al 40 per cento, Crotone al 39 per cento e Benevento al 38,9%. Cifre molto distanti dal Nord e dal Centro d’Italia, dove le percentuali di contribuenti a reddito zero scendono drasticamente. In Lombardia sono solo il 16,6 per cento, in Val d’Aosta, Emilia Romagna e Piemonte il 17%, in Veneto il 19%, in Toscana il 19,6% e il 25 per cento nel Lazio.

La città che vanta i contribuenti più ligi è Bologna: solo il 13,99 per cento non paga le tasse. Milano è seconda in classifica, con il 14% di non dichiaranti, seguita da Lodi (14,6%). Le prime 61 province con minor numero di dichiarazioni a reddito zero sono tutte del Nord e Centro. La prima città virtuosa che spunta al Sud e isole è Sassari, che ha il 24,61 per cento dei contribuenti che non paga tasse. L’inchiesta di Panorama ha anche scomposto il «popolo zero» per professione. L’analisi ha suddiviso per attività lavorative 689.348 dichiarazioni a reddito zero, campione che rappresenta il 17,61 per cento delle categorie che riportano il cosiddetto «codice attività». I dati sono netti. Le percentuali più alte di redditi nulli compaiono fra agricoltori, coltivatori e allevatori: i pastori raggiungono il record dell’84 per cento; i coltivatori di piante ornamentali arrivano all’83%; agricoltori e allevatori in genere sfiorano il 70 per cento. I coltivatori di ortaggi toccano il 73% di non dichiaranti e i coltivatori vitivinicoli il 51 per cento. Ma in classifica spuntano anche professioni più inaspettate come avvocati (l’11,9% dichiara zero), proprietari di bar (15,9%), intermediari, trasportatori, ristoratori (21,3%), architetti (11%), costruttori edili, parrucchieri (8%) e istituti di bellezza (7,9%).