Litiga con il marito, massacra il figlio di un anno

Il matrimonio era finito e lei, 30 anni, rumena, voleva lasciare lui,
45 anni, veronese, e tornare in Romania col bambino. Ma il tribunale
aveva bloccato l’espatrio. Tre coltellate al piccolo e poi ha tentato di uccidersi

Verona - «Ho ammazzato il bambino e adesso mi uccido. L’ho fatto, l’ho fatto». L’ha urlato al telefono al suocero Dario quando era già troppo tardi e il dramma era già consumato. Il piccolo Fabio, 13 mesi, già morto, il suo cuoricino spaccato in due da tre coltellate sferrate con rabbia feroce. Lei Aurora Silaghi, romena trentenne, seduta su una sedia, il sangue che usciva a fiotti dall’addome, dopo aver ucciso il figlio s’è piantata tre coltellate in pancia, colpendo il fegato.
Di fuori, a Valgatara, frazione di Marano di Valpolicella nota per i suoi vini, i bambini in festa per il carnevale, dentro casa l’assurda vendetta di una donna che vedeva la fine del suo matrimonio.
Il marito, Michele, veronese, 45enne, camionista, gran lavoratore, come il padre che vive e lavora in campagna, ha sempre vissuto in maniera riservata senza frequentare granché il paese. Lei romena molto più giovane del marito. Un matrimonio lampo e una gravidanza altrettanto veloce. Una mamma attenta e affettuosa hanno detto di lei i vicini.
Poi però le cose sono cambiate. I rapporti con il marito si sono incrinati. All’origine della tragedia probabilmente il fatto che lei voleva tornarsene in patria e intendeva portare con sé il figlio. Ma Michele, quel bimbo lo voleva con sé e s’era rivolto prima a un avvocato, quindi al tribunale dei minori che prudenzialmente aveva intimato il divieto di espatrio del bambino, almeno finché non fosse stato disposto ufficialmente l’affidamento del bambino. Quel foglio, trovato ieri a terra, era un testimone muto eppure eloquentissimo delle ragioni della tragedia.
Aurora ieri pomeriggio ha messo in atto il suo piano. Ha aspettato che il marito fosse in viaggio per lavoro in Emilia, quindi ha preso quel fagottino, l’ha messo sul tavolo della cucina e l’ha ripetutamente colpito al petto con un coltello.
Quindi ha chiamato suo suocero per dargli l’annuncio. Quando Dario Spada è arrivato a casa è stato bloccato dai carabinieri, avvertiti nel frattempo, che gli hanno impedito di entrare. Per ore ha creduto che il piccolo non fosse morto.
I militari in qualche modo hanno cercato di tutelare anche papà Michele, chiedendogli di rientrare per un fatto grave, senza raccontare cosa fosse realmente accaduto, ma i radiogiornali hanno raccontato la cronaca diventata ormai pubblica mentre lui era ancora a Imola e così lui ha appreso la notizia nel modo più crudele.
Aurora è stata portata in ospedale con l’eliambulanza. È grave, la prognosi è riservata, ma la sua vita non è in pericolo. È stata arrestata con l’accusa di omicidio. Gli stessi carabinieri di Caprino e Verona, arrivati sul posto per i rilievi, sono rimasti impressionati per la violenza usata dalla donna. Per quel piccolo corpo abbandonato sul tavolo, come fosse una bambola di pezza.
Il sindaco del piccolo paese ha proclamato il lutto cittadino. Il primo cittadino si è detto sconvolto per quello che è accaduto, anche perché conosceva Michele e ancora di più suo padre, che è anche membro del gruppo alpini del comune. «Il piccolo Fabio aveva la stessa età di mio figlio», ha detto Simone Venturini, «sapevo che la coppia aveva problemi, avevo sentito parlare di separazione. Forse ha influito la differenza di età tra i due. Pensare che all’inizio mi sembravano felici. Tutto il paese è incredulo. Ci chiediamo come possa essere accaduto».