Al Litta un cartellone d’amore che strizza l’occhio ai giovani

In calendario classici come Otello e una «pièce» che ricorda Moana

Una stagione ricca di appuntamenti, quella proposta dal Teatro Litta per il 2008-09. Si va da «La strega», che apre la serie dal 10 al 19 ottobre, per passare al classico «Otello» in scena dal 24 ottobre al 16 novembre, seguito da «La signorina Else» e il debutto nazionale del «Signor Perelà» dal 19 novembre al 14 dicembre più altri appuntamenti proposti per la prima volta («Mi ami?», «Moana porno», «L’amante», «Otto donne e un delitto») per finire con «Do you love me», con la regia di Antonio Syxty. Il programma artistico per la stagione 08-09 del teatro si trasforma in Open Source. In informatica, open source (termine inglese che segnifica «sorgente aperta») indica un software rilasciato con un tipo di licenza per la quale il «codice sorgente» è lasciato alla disponibilità di eventuali sviluppatori. L’idea è quella di ragionare esattamente come se il teatro Litta fosse un «codice sorgente aperto» alla disponibilità di altri sviluppatori: registi, attori, autori, tutti di nuova generazione.
Nel corso delle ultime stagioni la direzione artistica del Litta ha sempre privilegiato il lavoro delle nuove generazioni di professionisti del teatro, e ora - nel progettare il lavoro futuro - si propone di rendere attivo, visibile e soprattutto organico questo percorso di trasferimento di conoscenza e di ricambio generazionale.
Nella vastissima gamma di proposte ricevute dal teatro ogni giorno nel corso dell’anno, si è trattato di individuare quei giovani registi che hanno accettato di sviluppare con il Litta parte del loro lavoro, fino ad arrivare alla concretezza di una sua esposizione in forma di spettacolo. Il progetto Open Source vuole aprire un serio e specifico ambito, o cantiere di lavoro, per chi ha già dimostrato capacità imprenditoriale e artistica, e costituire cos’ una vera e propria «piattaforma» di sviluppo. Fare una stagione, costruire una locandina di spettacoli, creare un cartellone, ha ormai poco senso. L’omologazione e l’esuberanza di proposte di cartelloni, di stagioni, di vetrine a tema, rischiano di mettere in seria discussione la vocazione di un teatro come il Litta in una città come Milano e, di conseguenza, in un paese come il nostro.