Lodo Alfano, il Quirinale replica a Grillo: "La Consulta valuta legittimità"

In una nota il Quirinale risponde ad alcune domande al Capo dello Stato poste da Beppe Grillo sul suo blog. Dopo aver ribadito che il presidente della Repubblica non può essere spinto in una disputa politica il responsabile per la Stampa del Colle ricorda che il giudizio di legittimità di una legge spetta alla Corte costituzionale

Roma - La "bussola" del capo dello Stato sul lodo Alfano è stata la sentenza della Corte costituzionale sull’immunità delle alte cariche dello Stato. Una legge di cui sarà ancora la Consulta a valutare la legittimità. Il consigliere del presidente della Repubblica per la stampa e la comunicazione, Pasquale Cascella, ha inviato al blog di Beppe Grillo una lettera dove spiega i motivi e i riferimenti legislativi che hanno supportato la scelta del capo dello Stato sul lodo Alfano.

Disputa politica Grillo aveva chiesto: "Perché ha firmato il lodo Alfano che consente l’impunità a Silvio Berlusconi nel processo Mills? Perché lo ha firmato senza consultare la Corte costituzionale per un parere preventivo?". Cascella premette a Grillo di voler "innanzitutto rilevare che le considerazioni con cui accompagna la richiesta tendono obbiettivamente a spingere il capo dello Stato in una disputa squisitamente politica del tutto estranea all’esercizio delle sue funzioni di garanzia istituzionale".

Giudizio spetta alla Consulta Nel motivare le scelte di Napolitano vengono citate sentenze della Corte Costituzionale, già ricordate a suo tempo, e si sottolinea che il giudizio di legittimità spetta alla Consulta.

Risposte già note Cascella spiega a Grillo che "gli stessi quesiti proposti, del resto, possono agevolmente trovare adeguata risposta nelle comunicazioni con cui la Presidenza della Repubblica, proprio in nome della corretta e trasparente informazione dell’opinione pubblica, ha accompagnato i suoi atti". "Già il 2 luglio 2008, autorizzando la presentazione alle Camere del disegno di legge del governo in materia, una nota del Quirinale - spiega Cascella - riferì che punto di riferimento per la decisione del Capo dello Stato è stata la sentenza n.24 del 2004 con cui la Corte costituzionale dichiarò l’illegittimità costituzionale dell’art. 1 della legge n. 140 del 20 giugno 2003 che prevedeva la sospensione dei processi che investissero le alte cariche dello Stato".

Tutela dello Stato di diritto Nella stessa comunicazione, sottolinea ancora Cascella, "si rilevò che - per quanto compete al Capo dello Stato in questa fase - il disegno di legge approvato il 27 giugno dal Consiglio dei ministri 'è risultato corrispondere ai rilievi formulati in quella sentenza', poiché 'la Corte non sancì che la norma di sospensione di quei processi dovesse essere adottata con legge costituzionale' e, inoltre, giudicò 'un interesse apprezzabile' la tutela del bene costituito dalla 'assicurazione del sereno svolgimento delle rilevanti funzioni che ineriscono a quelle cariche', rilevando che tale interesse 'può essere tutelato in armonia con i princìpi fondamentali dello Stato di diritto, rispetto al cui migliore assetto la protezione è strumentale', e stabilendo a tal fine alcune essenziali condizionì".

Promulgazione legge "La sussistenza di tali condizioni, quindi - conclude Cascella -, ha costituito la bussola esclusiva del Capo dello Stato, tant’è che il 23 luglio 2008 in una nuova nota relativa all’approvazione della legge si rilevò: 'Non essendo intervenute, in sede parlamentare, modifiche all’impianto del provvedimento, salvo una integrazione al comma 5 dell’articolo unico diretta a meglio delimitarne l’ambito di applicazione, il Presidente della Repubblica ha ritenuto, sulla base del medesimo riferimento alla sentenza della Corte Costituzionale, di procedere alla promulgazione della legge'.

Le competenze del Quirinale "Queste attente valutazioni - prosegue la nota - rese pubbliche a tempo debito, valgono ancora oggi, per quanto attiene alle competenze proprie del Presidente della Repubblica. Del resto, il controllo ultimo sulla legittimità delle leggi è affidato alla Corte costituzionale, alla quale - contrariamente a quanto da lei assunto - l’ordinamento non consente la richiesta, da parte del Presidente o di chiunque altro, di alcun parere preventivo".