Lucio Fontana giochi d’arte a prezzi «spaziali»

Alla Galleria Farsetti una bella antologica dell’artista dei «tagli», con quadri, sculture e ceramiche

Elena Pontiggia

Il 19 maggio 1962, a Prato, si teneva un'asta di arte moderna. Tra le opere figurava una piccola «Attesa» di Lucio Fontana (cioè una delle sue famose tele attraversate da un taglio), che partiva da un prezzo base di sessantamila lire. Nessuno si fece avanti. Alla fine qualcuno offrì una lira, e il banditore, imbarazzatissimo, fu costretto a ritirare il quadro. Oggi un'opera di Fontana, di cui è aperta da Farsetti (Portichetto di via Manzoni, 1-28 febbraio 2006) una bella antologica, accompagnata da un catalogo con testimonianze di Osvaldo Patani, Milena Milani e Frediano Farsetti, da cui abbiamo tratto l'aneddoto precedente, costa in vecchie lire centinaia di milioni. Ma, al di là delle quotazioni, la sua opera dimostra una vitalità inalterata. In mostra sono esposte alcune sue «Attese». Qual era il senso di quelle rasoiate, da maestro zen, con cui incideva i telai? L'intento era quello di suggerire uno spazio oltre il quadro. Attraverso l'angusta spaccatura della tela (una ferita che poi l'artista suturava abilmente sul retro del telaio con delle garze, in modo che il taglio rimanesse netto, senza slabbrature espressioniste) si doveva intuire uno spazio senza limiti. Ma Fontana non è solo l'artista dei «tagli». Altrettanto importanti sono le ceramiche o le opere degli anni trenta e quaranta, divise tra barocco ed espressionismo. In mostra, ad esempio, è esposta un'affascinante «Donna con maschera» del 1940: un nudo femminile in gesso dorato che si copre il volto con una maschera nera. Fontana, insomma, è stato astratto e figurativo, geometrico e barocco, informale e anti-informale: ha giocato con i linguaggi, consapevole che quello che conta, in arte, è l'arte. Il resto sono teorie. Lucio Fontana era nato a Rosario di Santa Fe, in Argentina, nel 1899, da genitori italiani. Già a sei anni, però, viene con la famiglia in Italia, dove inizia a lavorare nella bottega del padre, che era scultore anche lui. Allo scoppio della guerra parte volontario per il fronte, dove viene ferito ed è congedato con medaglia d'argento. Nel 1921 torna in Argentina, ma rientra a Milano qualche anno dopo per studiare con Wildt all'Accademia di Brera. Negli anni Trenta lo troviamo nella cerchia dei giovani appoggiati dal critico Edoardo Persico, che scrive la prima monografia su di lui. Ma frequenta anche gli astrattisti della Galleria del Milione. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, Fontana torna in Argentina. Riapproderà in Italia solo nel '47, animando il gruppo dello spazialismo e creando, qualche anno dopo, i suoi Tagli. «Una farfalla nello spazio eccita la mia fantasia» confidava ad Osvaldo Patani. E nelle sue opere ha cercato proprio lo spazio: uno spazio vasto, libero, potenzialmente infinito. Perché quella farfalla era lui.