La lunga vita dei milanesi: in città più di 400 centenari

Gli anziani sono passati dal 14 al 24 per cento della popolazione. In
dieci anni raddoppiate le persone che hanno raggiunto il secolo

A Milano negli ultimi 30 anni il numero degli anziani è passato dal 14 al 24 per cento degli abitanti superando la soglia dei 300mila residenti (314mila), 124 mila uomini e 190 mila donne. I centenari sono raddoppiati in 10 anni, passando da 220 a 430, con un rapporto donne-uomini di 7 a 1. Sono alcuni dei dati presentati ieri mattina al convegno «Prevenire per vivere sempre più a lungo», organizzato dall’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna (Onda) al Conservatorio «Giuseppe Verdi», e patrocinato dal Comune.
«Gli anziani - ha spiegato Carlo Vergani, docente di geriatria all’università Statale - sono spesso portatori di più malattie croniche dovute per un terzo ai geni, ma per il 70 per cento alle abitudini di vita, alla condizione sociale, al sistema sanitario e ai rischi ambientali. Pur dichiarandosi in buona salute nel 30% dei casi (dati Istat), sono due gli eventi critici che condizionano il benessere dell’anziano. Il primo è la sua fisiologia, diversa da quella del giovane. Riconoscere e accettare questa diversa normalità, mettersi al passo evitando un falso giovanilismo, significa credere in se stessi. Il secondo riguarda la società e i suoi paradigmi prevalenti, che non sono fatti per l’anziano: dal semaforo giallo che è troppo breve per attraversare la strada, ai tempi stretti, al tutto e subito, alla vita frenetica che lascia indietro i più deboli». A questi nostri «grandi vecchi» serve dunque qualche aiuto e consiglio su come affrontare la terza età al meglio.
«Gli studi più recenti - aggiunge Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di Neuroscienze del Fatebenefratelli - indicano come attività fisica continuativa, alimentazione corretta e mantenimento dei contatti sociali e visione ottimistica e possibilità dell’esistenza siano tra gli elementi che allungano la vita ed aiutano il nostro cervello ad una continua flessibilità, consentendogli così di superare con maggiore vigore le difficoltà dei diversi cicli della vita, in particolare quello dell’anzianità». Ma a volte le malattie prendono il sopravvento e le cure sono necessarie, anche se non sempre sono davvero utili. «Tutti i farmaci che hanno un effetto benefico - racconta Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri - sono allo stesso tempo portatori di rischi. In particolare, quelli utilizzati impropriamente e, fra questi, si possono citare soprattutto gli psicofarmaci, antidepressivi e ansiolitici. Ma ci sono anche farmaci senza beneficio e quindi solo portatori di rischio: integratori alimentari, epatoprotettori, vasodilatatori, immunostimolanti, dimagranti, antiossidanti sono solo alcuni esempi».
«Le donne - aggiunge Francesca Merzagora, presidente di Onda - vivono più a lungo degli uomini, ma si ammalano di più ed hanno un maggior numero di anni di vita in cattiva salute. Nel nostro Paese la disabilità femminile è circa doppia in confronto a quella maschile; la prevalenza di patologie psichiatriche nelle donne è del 7,4% e del 3,1% negli uomini, oppure l’osteoporosi del 9,2% nelle donne e dell’1,1 negli uomini. Questi semplici dati sottolineano la necessità di una maggiore attenzione al genere, da non confondere con il sesso, sia per quanto riguarda la ricerca medica, sia per quanto riguarda le logiche di intervento».