Mafia, Fini in Sicilia: "Politica non sia contigua"

Il presidente della Camera sull'isola parla di criminalità: "La
politica sia intransigente. E' impossibile fare impresa se il crimine
influenza tutte le attività". Poi chiede infrastrutture e scuole
all'altezza: "La Sicilia è ferma a prima della guerra". Il pm Ingroia: "Mafia in ginocchio, ma non sconfitta"

Palermo - Perché un’impresa possa agire e operare bene è necessario che il crimine non possa influenzare la sua attività. È per questo che, per il presidente della Camera Gianfranco Fini, "il primo dovere della politica è quello di essere intransigenti nei confronti della criminalità". A Campofranco, dove è stata inaugurata una fabbrica di pannelli solari, Fini ha invitato la politica a "bandire ogni ipotesi di contiguità e vicinanza" alla criminalità. "I cittadini - ha fatto appello Fini - aiutino la politica a migliorare e non votino chi dice 'dammi il voto e poi vedo cosa posso fare'".

La Sicilia e il futuro Secondo il presidente della Camera è anche necessario, per aiutare le imprese, "migliorare la qualità dei servizi di questa parte della Sicilia. Adesso tocca alle istituzioni fare in modo che questo stabilimento non sia una cattedrale nel deserto altrimenti rischia di non poter competere. Questo - ha detto Fini - è uno dei primi sei al mondo che opera in un’area che ha infrastrutture che risalgono a prima della guerra".

Puntare sull'università Poi riferendosi sempre ai doveri della politica per aiutare le imprese, Fini ha sottolineato la necessità "di investire di più nel sapere. Le istituzioni devono garantire la possibilità di una formazione che sia all’altezza dei tempi. Se vogliamo essere all’altezza del nostro passato - ha concluso Fini - dobbiamo avere università in cui si impegna ciò che serve per vincere le sfide".

Il pm Ingroia: "Mafia non sconfitta" "La mafia oggi è ancora forte. Non è moribonda. Non ha subito il colpo di grazia". Lo ha detto il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, nel corso della conferenza stampa durante la quale sono stati illustrati i dettagli di un’operazione antiracket di carabinieri e guardia di finanza che ha portato al fermo di 9 persone. "Certo - ha proseguito Ingroia - sono stati colpiti al cuore gli eserciti di Cosa nostra, l’ala militare, anche personaggi che hanno garantito gli aspetti economico-affaristici, ma nonostante tutto oggi Cosa nostra è in grado di rimettersi in piedi grazie ai mezzi di cui dispone. Per quanto concerne la lotta al racket, ritengo sia insufficiente l’apporto della denuncia dei commercianti e degli imprenditori taglieggiati, malgrado l’impegno massiccio di forze dell’ordine e magistratura".