Malati di shopping: quando spendere diventa una mania

Colpite circa 30 persone al mese. Prosciugano il conto in banca prima di chiedere aiuto. La psicologa: «È una forma di depressione»

Comprano un abito. E poi un altro. E poi un altro ancora. Ma non li indossano. Li lasciano chiusi nell'armadio aspettando chissà quale occasione. Sono i dipendenti dallo shopping, che arrivano a prosciugare il conto in banca a suon di strisciate di carta di credito e bancomat. Un vizio che, in alcuni casi, diventa un disturbo patologico. Impossibile da risolvere senza l'aiuto di uno psicologo. Non si tratta del «oggi mi sento giù, mi consolo comprandomi qualcosa», ma di una mancanza molto più radicata.
A Milano si contano circa 360 casi all'anno. Significa che in un mese, una trentina di persone sente l'esigenza di chiedere una mano a un esperto per uscire dal tunnel dello shopping e delle spese senza senso. E soprattutto cerca un sostegno per tirarsi fuori dai debiti accumulati. «Qui da noi - spiega Laura Bellodi, docente di psichiatria all'università Vita e Salute dell'ospedale San Raffaele - registriamo circa 2 o 3 casi al mese. Si tratta di persone che vengono già seguite per altri tipi di disturbi, dalla depressione ai problemi alimentari, o che sono affette da disturbi ossessivi compulsivi: hanno la mania di lavarsi molto spesso le mani, oppure di mettere in ordine o di pulire quando è già tutto molto pulito».
L'identikit del malato di shopping? Donna, tra i venti e i quarant'anni, economicamente autonoma, bisognosa di approvazione da parte degli altri, eternamente insoddisfatta e con poca stima di se stessa.
«Dietro a disagi di questo tipo - spiega la Bellodi - c'è anche una predisposizione genetica. Chi soffre di questo disturbo, magari ha in famiglia persone con problemi di anoressia, zii con la mania di contare le forchette, casi di suicidio. Oppure ci sono pazienti che in adolescenza hanno avuto disturbi legati all'alimentazione e, in età più adulta, legati all'indebitamento da shopping. Il disagio che ci sta dietro è sempre lo stesso. Lavoriamo sia con i farmaci, sia sul piano decisionale e sui meccanismi di scelta».
Oltre alle strutture ospedaliere e all'assistenza psichiatrica vera e propria, un altro modo per disintossicarsi dalle compere sfrenate è il gruppo di auto aiuto. Proprio come accade per gli alcolisti anonimi e per i giocatori d'azzardo che vogliono smettere con scommesse e casinò. Il metodo è quello dei dodici passi. Si comincia con mosse semplici. Ad esempio: girare per vetrine ma non comprare nulla durante la prima ora. Oppure: astenersi dal comprare o imporsi di acquistare almeno dieci campioni dello stesso prodotto «per prendere il controllo del sintomo».
Piano piano si prende consapevolezza del problema e svanisce il desiderio irrefrenabile di acquistare. Certo, vivere a Milano, tra mille negozi, bombardati continuamente dagli annunci pubblicitari, non è d'aiuto. Ma a poco a poco si riesce a porre un filtro e ad arginare la compulsione agli acquisti.