«Manca la cultura per salvare i monumenti»

Igor Principe

Ferito. Così appariva ai monaci cistercensi il pavimento dell’abbazia di Chiaravalle poco meno di un mese fa. Un lungo solco, che sollevava parte degli antichi lastroni di pietra, infrangendo l’armonia - architettonica e spirituale - di cui è ammantato il monastero milanese.
Ora la ferita è stata sanata, con un intervento urgente disposto dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici di Milano e della Lombardia Ovest. Ma non straordinario. «Se i guai da risolvere fossero tutti così, il nostro sarebbe un lavoro tranquillo», dice il soprintendente, l’architetto Alberto Artioli. «Si era sollevato il pavimento, col rischio che qualcuno potesse inciampare e farsi male. È stata questa la ragione principale del nostro intervento. Parlare di pericolo per l’intera struttura è un’esagerazione».
Crepe come quelle sono eventualità ordinarie, come lo è la manutenzione di un monumento che, in quella zona, deve fare i conti con l’umidità e con una falda acquifera piuttosto vivace. Dopotutto, l’Abbazia ha circa novecento anni; non aspettarsi qualche problema è come pretendere da una persona anziana il vigore fisico di un ventenne. «Un monumento non è diverso da un condominio: ci vuole continuità di intervento - prosegue Artioli -. Ma a noi, e parlo dell’Italia in generale, manca una vera cultura della manutenzione, e infatti appena un monumento evidenzia un guaio parliamo di situazione straordinaria».
Nel paese che per antonomasia è dei beni culturali, la carenza è un ulteriore aspetto della disattenzione con cui è trattato il patrimonio di cui disponiamo. Così diffuso, però, da rendere complicato il lavoro di tutte le soprintendenze. «Molte volte non si interviene perché non ci sono fondi - spiega sempre Artioli -, ma altre volte la mancanza è dei proprietari. La soprintendenza non ha potere di intervento diretto se non sui beni di sua competenza. Per molti altri, anche di proprietà dello Stato, spetta appunto al proprietario mettere a posto ciò che non va. E prima lo fa, meglio è».
Su alcuni monumenti, s’è detto, si può intervenire direttamente. A Milano, i più importanti sui cui è impegnata la soprintendenza sono poco meno di una decina. Per Chiaravalle, oltre all’intervento sul pavimento, sono previsti lavori alla cappella di San Bernardo (detta anche «delle donne»). «Custodisce un affresco attribuito a Hyeronimous Bosch. Per conservarlo stiamo deumidificando tutto il locale. Poi interverremo anche sulla facciatina da cui si entra nel complesso. Vorrei citare anche l’Arco della Pace - prosegue Artioli -, con i lavori che partiranno dopo l’autunno e che chiuderanno il lungo e complicato ciclo di restauri del monumento. Poi c’è Santa Maria delle Grazie, dove ora i ponteggi per i restauri sono sull’abside e dove poi passeranno sul tiburio. E il Cenacolo, opera che richiede un lavoro di conservazione complesso e costante».
Accanto ai più famosi, ci sono quelle strutture che contribuiscono alla fama di Milano come di una città dalle bellezze nascoste. Cascina Case Nuove e Casina Monastero, a Baggio, sono tra queste. La soprintendenza lavora inoltre sull’organo della chiesa di Sant’Antonio, che nel 1773 fu suonato da un certo Wolfgang Amadeus Mozart; dopo il restauro della cantoria e della parte lignea, lo strumento tornerà nella sua sede e, si augura Artioli, «magari tra settembre e ottobre si potrà organizzare un concerto». Infine, una chicca: il putridarium dell’ex chiesa di San Primo. «La chiesa, risalente al Seicento, non c’è più - conclude -. I suoi resti sono nei sotterranei dell’Archivio di Stato, in via Senato, dove è stato rinvenuto appunto il putridarium. Si tratta di una cripta in cui i monaci venivano seppelliti seduti. Sono emersi anche degli affreschi. Speriamo un giorno se ne possa fare un museo. Per ora, lo apriamo al pubblico solo in occasioni speciali».