Manovra: via i tagli fiscali. Fini: "Niente fiducia"

Il presidente della Camera: "Sarei in grossa difficoltà se il voto di fiducia fosse chiesto dal governo
non sul testo uscito dalla commissione ma su uno dell’esecutivo". Il Pdl: "Interventi su welfare ed enti locali. Se fiducia, sarà sul testo della commissione". Cicchitto: "Altre misure per 4 miliardi"

Roma - "Una cosa mi metterebbe in grossa difficoltà: se il voto di fiducia fosse chiesto dal governo non sul testo uscito dalla commissione ma su un maxiemendamento predisposto dall’esecutivo". Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, precorre i tempi e spiega, all’imminenza dell’esame della manovra finanziaria, quale situazione lo metterebbe in imbarazzo come presidente di Montecitorio. Fini precisa di avere a cuore soprattutto una cosa: la centralità del parlamento. Ma che significa nello specifico? "Voglio fare una considerazione ipotetica - prosegue il presidente della Camera - . Per me centralità del parlamento significa consentire alle commissioni i tempi per l’esame di merito degli emendamenti". "È essenziale che la commissione termini con la produzione di un testo". E Fini, come dice a chiare lettere, non ammette che che il voto di fiducia venga messo non sul quel testo, ma su un maxi emendamento del governo: esautorerebbe il lavoro del parlamento.

Via a Irap, Irpef e affitti Il taglio dell’Irap o dell’Irpef così come la cedolare secca sugli affitti "sono fuori dalla finanziaria". Lo afferma il relatore al provvedimento alla Camera, Massimo Corsaro, rispondendo ai cronisti in Transatlantico. "Interverremo su misure di sviluppo, per il welfare e per gli enti locali. Per ora - spiega - preferiamo interventi di struttura a interventi mirati". Per quanto riguarda le misure sull’Irap, l’Irpef e gli affitti però, sottolinea, "non escludiamo che possano essere oggetto di un nuovo dibattito nel 2010". Sui rapporti con gli alleati Corsaro non ha dubbi: "C’è una totale condivisione nel Pdl e una totale disponibilità del ministro Tremonti a garantire un percorso che sia sviluppato e condiviso dalla maggioranza in commissione bilancio. Se si arriverà alla fiducia in aula non sarà su un maxiemendamento, ma sul testo della commissione".

Le misure nel documento Dal potenziamento degli ammortizzatori per co.co.co e over50, a nuovi fondi (500 milioni) per l’edilizia penitenziaria; dal finanziamento del 5 per mille alle risorse per il Ponte sullo Stretto. Ma anche il rifinanziamento per i libri gratuiti nelle scuole dell’obbligo, l’attivazione del turn over al 100% nel settore della sicurezza e per i vigili del fuoco, nonché una proroga della sospensione del versamento delle tasse per l’Abruzzo. Sono questi alcuni dei capitoli che troveranno spazio nella legge finanziaria sui quali è stato concordato un intervento nel corso della Consulta economica della Pdl nel quale si sarebbe concordato sulla presentazione di una proposta unitaria maggioranza-governo.

Cicchitto: "Forse 4 miliardi in più" "La finanziaria potrebbe crescere ulteriormente di 4 miliardi". Lo ha spiegato il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, replicando ai cronisti che al termine della riunione della Consulta economica del partito gli chiedevano se fosse stata quantificata la cifra delle ulteriori risorse da mettere sul piatto per la finanziaria. "Lavoreremo intorno ai 4 miliardi" ha risposto Cicchitto. "Abbiamo chiaro - ha spiegato Cicchitto - il quadro e il quantitativo complessivo su cui lavorare. Lavoreremo su questo d’accordo con il ministro del Tesoro". Si tratta, ha spiegato, di quattro miliardi, che - ha sottolineato rispondendo ai cronisti che gli chiedevano chiarimenti - "sono quanto previsto dallo scudo fiscale".

Rispetto del parlamento Fini ha spiegato che se il governo ponesse la fiducia su un maxiemendamento questo significherebbe "per il parlamento non poter svolgere il suo compito. Non tutte le fiducie hanno lo stesso impatto politico, in questo caso si tratterebbe di una questione di rispetto del governo nei confronti del parlamento".

Riforme: no scorciatoie "Non credo - prosegue Fini - che si debba partire con le scorciatoie dei regolamenti parlamentari che sono l’ultimo anello della catena". "Una democrazia è governante e rappresentativa quando ad un capo dell’esecutivo forte si contrappone un parlamento forte". Secondo il presidente della Camera "mortificare l’uno o l’altro significa non capire il problema".