Marcelline, cent’anni di scuola l’educazione diventa missione

Ottobre 1906, Elena Alberti varca la soglia dell’istituto Marcelline di piazza Tommaseo. Per lei, sei anni e la divisa bianca che copre il ginocchio, è il primo giorno di scuola. Per l’istituto, invece, il primo passo di un cammino lungo cento anni. «Portati molto bene!», scherza monsignor Franco Buzzi. Il suo rapporto con la scuola di piazza Tommaseo è cominciato negli anni Ottanta: «Insegnavo religione e filosofia - racconta il Prefetto della Biblioteca Ambrosiana -, ho un bellissimo ricordo di quegli anni».
Ieri mattina le sue memorie si sono intrecciate con quelle di ex allievi, docenti e genitori che hanno scelto di iscrivere i loro figli alle Marcelline. «Vogliamo festeggiare questo compleanno speciale - ha esordito Riccardo Signori de il Giornale, moderatore dell’evento, ma soprattutto padre di una ragazza che frequenta la scuola - e promuovere l’uscita del libro “...da 100 anni noi”, il cui ricavato sarà devoluto a favore della nuova fondazione delle Marcelline in Benin».
Anche Franco Baresi ha voluto iscrivere suo figlio in piazza Tommaseo; «dopo aver letto i programmi e fatto il colloquio con suor Monica - spiega - ho capito che questo era il luogo ideale per mio figlio». Ha 13 anni il suo bambino, frequenta la seconda media e «ogni giorno torna a casa contento». Maria Vittoria Pozzi forse non sorrideva sempre al rientro dalle lezioni, ma lo fa adesso, ripensando a quegli anni. «Non ero un’alunna modello - rivela - per questo sono la testimonianza vivente di quanto le Marcelline possano fare miracoli!». Da ex allieva «non modello» a caporedattore di Vogue Italia; il segreto? «Non ti insegnano un metodo di studio, ti danno la password». Una combinazione magica che nasce da un mix «tra la nostra storia secolare - spiega suor Monica Ceroni, dirigente dell’istituto Comprensivo - e uno sguardo deciso al futuro puntando molto sullo studio dell’informatica, delle lingue e sulla possibilità di fare esperienze all’estero».
Dentro l’Aula magna si festeggia, ma nelle classi gli alunni continuano le lezioni. Ci sono i più piccoli nelle aule colorate della scuola materna e i più grandi, nei piani alti. «Per noi tutti gli alunni sono uguali - precisa suor Monica -, non guardiamo i cognomi, né la loro fede, ma le persone». L’obiettivo? «Insegnare loro i valori fondamentali».