Marchese, la scultura che nasce dal vetro

Uno spazio nuovo, riplasmato in forme instabili. Un tempo diverso, scandito nei riflessi di luce. Una realtà ulteriore in cui dilatare sensi e pensieri, creando dimensioni più complesse e originali. Sembrano frutto d'alchimia le sculture di Giancarlo Marchese esposte presso la sede della Fortis Bank (fino al prossimo 10 luglio) nella mostra curata da Frank Herreman Sculture di vetro. Fondono assieme luce e materia in una commistione di vetro e acciaio, oro e piombo, argento e ferro. Un legame di trasparenze e penombre tra materiali preziosi e umili che nelle mani dell'artista sembrano mutare ogni consueto significato.
Classe 1931, parmense, vissuto fin da giovane a Milano, città in cui risiede ancora oggi e dove, accanto all'attività artistica, ha intrapreso per molti anni anche quella di insegnante di scultura all'Accademia di Brera, Giancarlo Marchese è ormai giunto all'apice della propria carriera, dopo le tante mostre personali e collettive organizzate in Italia e all'estero, e i sempre più frequenti lavori a destinazione pubblica. Partito da un'elaborazione artistica sostanzialmente figurativa, ha rivolto la sua ricerca verso l'astratto, confrontandosi con il vetro e con materiali metallici dalle qualità dissimili, fino a sfruttarne ogni singola caratteristica per generare un inedito valore espressivo. Presenta oggi diciannove opere di grandi misure, quasi tutte realizzate negli ultimi anni. Combina assieme la durezza dell'acciaio, del ferro, della ghisa, alla più malleabile duttilità dell'oro, del platino, del rame o dell'ottone, ma utilizza soprattutto il vetro, dando così vita ad un rapporto tra elementi che in modo diverso riflettono, assorbono e filtrano la luce. Le sue sculture, dai titoli suggestivi, La macchina del tempo, Il libro dei sogni, Terra e cielo, Finestra di luce, Forma spaziale, come costruzioni tridimensionali, fanno riferimento all'architettura e modellano i metalli, tagliati o ripiegati, in lastre, sbarre o travi: superfici differenti, ruvide e rugginose, oppure lucide e levigate, su cui innestare la fluida trasparenza del vetro lavorato, specchio luminoso che svela allo spettatore un'apparenza segreta della realtà.
«Sculture in vetro»
Fino al 10 luglio
Fortis Bank, via Cornaggia 10