In marcia sul Giornale Ma la protesta del Fli finisce in pagliacciata

<em>Sit in</em> di una cinquantina di militanti davanti al <em>Giornale</em>. Ma ci sono più agenti e giornalisti. Dispiegano uno striscione, lanciano qualche accusa al nostro quotidiano, cantano l'Inno d'Italia e poi via. <strong>Guarda: <a href="/fotogallery/la_marca_fli_giornale_finisce_farsa/marcia-fli--giornale/id=2836-foto=1-slideshow=0">gallery</a></strong> - <a href="/video/la_marcia_fli_finisce_farsa/id=farsa_fli"><strong>v</strong><strong>ideo</strong></a>

Milano - Avevano annunciato una marcia di protesta sulla redazione del Giornale. E sono stati di parola. Ma la grande protesta si è trasformata in una pagliacciata. Una cinquantina di giovanotti, qualche proclama contro il nostro modo di fare giornalismo e l'Inno d'Italia cantato prima in sordina, poi con più convinzione. "Siamo qui per ribadire che apprezzavamo il giornalismo di Indro Montanelli - dicono davanti alle telecamere - mentre non ci piace il modo di fare giornalismo di Alessandro Sallusti e Vittorio Feltri". Peccato che Feltri non sia più direttore del Giornale. Evidentemente non sono aggiornati. Tant'è. In via Negri si applaudono persino. E la contestazione dei giovani del Fli al nostro quotidiano finisce in farsa (guarda le foto e il video).

Il sit in di Generazione Italia Intervenendo nel primo pomeriggio  all’assemblea costituente del partito di Gianfranco Fini, i vertici del movimento giovanile di Fli avevano annunciato il sit in davanti alla sededel Giornale. Appuntamento alle cinque del pomeriggio in via Negri. I militanti del Fli sono arrivati alla chetichella, quatti quatti. Non superano la cinquantina: ci sono più forze dell'ordine e giornalisti. Dispiegano uno striscione che reca i colori di Generazione Italia. E si mettono in posa davanti ai flash delle macchine fotografiche e alle cineprese che fanno il loro mestiere. Sul verde e blu una frase di Indro Montanelli: "Il sapere e la ragione parlano, l'ignoranza e il torto urlano".

Le accuse al Giornale "Montanelli rappresentava un giornalismo molto diverso da quello di Sallusti oggi e di Feltri ieri - dice Gianmario Mariniello ai giornalisti presenti - noi eravamo lettori del Giornale e siamo stati costretti a non comprarlo più, per via di quella macchina del fango che fa tanto male al Paese. Noi siamo per un Paese diverso e migliore, e per fare questo serve anche un giornalismo diverso e migliore". Non lo dicono chiaramente, ma di sicuro non è andata giù l'inchiesta sull'affaire Montecarlo che ha svelato la casa in boulevard Princesse Charlotte essere di proprietà del "cognato" di Fini, Giancarlo Tulliani.

L'Inno d'Italia, applausi e poi a casa Intorno al piccolo corteo si accalcano subito cameramen, fotografi e giornalisti. I giovani di Futuro e Libertà si schierano in piazza Affari. Proprio a due passi dal dito medio di Cattelan che svetta davanti ai giovani fermi in posa. Ancora flash e riprese. Nessuna protesta. Sembra più un set fotografico. Una sfilata, insomma. I giovani cantano l'Inno d'Italia. Lo improvvisano: non tutti ci mettono entisiasmo. Riesce male, come tutto il sit in. Ma i giovani finiani si concedono comunque un applauso. Se ne vanno urlando "Indro, Indro, Indro". Ma i redattori che hanno lavorato con Montanelli e che ancora scrivono sul Giornale scutono la testa: a Indro una pagliacciata del genere non sarebbe affatto piaciuta.