Marina Rei, ritratti di donna tra grinta e femminilità

Cambiare pelle e (un po' anche) suono a quarant’anni. È quel che ha fatto la cantante, musicista e autrice romana Marina Rei. Dai tempi di «Al di là di questi anni», premio della critica al Festival di Sanremo 1996, e di «Primavera», hit della stagione successiva, di acqua sotto i ponti ne è passata un bel po'. Già, perché l'amica del cuore di Paola Turci e Max Gazzé, dopo aver messo in campo i suoni del pop, e del rock con melodie e passioni mediterranee, ha gradualmente ispessito tematiche e sound. Senza per altro mai venire meno a una necessità che la insegue da sempre: quella di cantare con grinta ed eleganza i diversi stati d'animo che vive e che affida ai suoi brani. Come gli ultimi che ha composto per «Musa» - l'ottavo (e per certi versi spiazzante) album in carriera -, che invitano a scoprire ancora una volta l'universo femminile, nella sua complessità, senza mai dare nulla per scontato. «Ho scelto questo titolo perché rappresenta il filo conduttore di un album dove si parla di donne - ha raccontato . In realtà, le muse che mi ispirano sono le donne che racconto: Ingrid Betancourt, Benazir Bhutto, Anna Politkovskaja, Gabriella Ferri, Emma Bonino, Franca Rame. Tutte donne che con grande forza e coraggio hanno incarnato e incarnano quello che io reputo la vera femminilità. A dispetto degli stereotipi che ci propinano in televisione». Nel disco, scritto e prodotto dalla stessa cantautrice romana, con una passione mai nascosta per la scena internazionale folk e rock indipendente, vivono storie quotidiane di donne, talvolta anche fuori dagli schemi: basti ascoltare «Donna che parla in fretta», una sorta di sorprendente poesia in movimento, dove le parole vengono recitate con un ritmo incalzante e sostenuto, ispirata alla poetessa americana Anne Waldman e al suo «Donna che parla veloce». Stasera, alla Casa 139 di via Ripamonti 139 (ore 22, ingresso 10 euro, info: www.lacasa139.com), dove è facile pronosticare il tutto esaurito (cinque anni orsono la Rei suonava al Rolling Stones!), passerà in rassegna il nuovo lavoro affrontando il difficile e duplice ruolo di interprete e musicista (durante il live suona la batteria, dimostrazione di grande creatività e versatilità). Non c'è che dire: una gran bella sorpresa Marina Rei versione Don Henley (degli Eagles) al femminile: «Perché suono la batteria? È una passione che ho ereditato da mio padre Enzo Restuccia, per 40 anni batterista, prima nel disco di De André "Storia di un impiegato" e, poi, al seguito di Ennio Morricone».