Maroni all'Ue: "I respingimenti vanno avanti"

Bruxelles chiede chiarimentoi sul barcone con 75 somali rimandato in Libia. Il Viminale: "Accordi tra Italia e Libia firmati dal governo precedente, che noi abbiamo solo attuato". Protesta l'Unhcr: "Comportamento grave"

Milano - La Commissione europea "è a conoscenza" delle ultime notizie riguardanti il respingimento verso la Libia, ieri, di un gommone con 75 persone a bordo, provenienti probabilmente da Eritrea e Somalia, e "invierà una richiesta di informazioni ai due paesi interessati, Italia e Malta, per poter valutare la situazione". Lo ha riferito oggi a Bruxelles un portavoce dell’Esecutivo comunitario, Dennis Abbott, rispondendo a una domanda di Apcom. "La Commissione sottolinea che qualunque essere umano ha diritto di sottoporre una domanda che gli riconosca lo statuto di rifugiato o la protezione internazionale", ha aggiunto Abbott, ricordando poi quanto aveva già affermato in proposito il commissario alla Giustizia, libertà e sicurezza, Jacques Barrot, in una lettera del 15 luglio scorso al presidente della commissione europarlamentare Libertà civili, Lopez Aguilar: "Il principio di non-refoulement (non respingimento, ndr), così come è interpretato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, significa essenzialmente che gli Stati devono astenersi dal respingere una persona (direttamente o indirettamente) laddove potrebbe correre un rischio reale di essere sottoposta a tortura o a pene o trattamenti inumani o degradanti. Inoltre - continuava il testo di Barrot - gli Stati non possono respingere dei rifugiati alle frontiere dei territori in cui la loro vita o la loro libertà potrebbe essere minacciata a causa della loro razza, religione, nazionalità, affiliazione a un gruppo sociale particolare, o della loro opinione politica. Quest’obbligo deve essere rispettato durante l’attuazione dei controlli alle frontiere, conformemente al Codice delle frontiere di Schengen, anche per le attività di sorveglianza in alto mare".

La proposta di Barrot Il commissario sottolineava ancora che "la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo indica che gli atti eseguiti in alto mare da una nave di Stato costituiscono un caso di competenza extraterritoriale e possono impegnare la responsabilità dello Stato interessato". Il portavoce ha anche ricordato che proprio mercoledì prossimo, lo stesso Barrot presenterà una proposta della Commissione riguardante la possibilità che gli Stati membri accolgano volontariamente dei rifugiati temporaneamente residenti in un Paese terzo, diverso da quello di origine da cui sono fuggiti. Un caso simile, insomma, a quello dei somali e degli eritrei provenienti dalla Libia e respinti nel Mediterraneo, che potrebbero - se la proposta venisse applicata - non aver bisogno di affidarsi ai trafficanti e di affrontare la rischiosa traversata per mare verso l’Italia.

Maroni: ci sono informazioni sbagliate Sui respingimenti "ci sono informazioni sbagliate". Così, il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha risposto in merito al barcone respinto ieri. "Primo: in Libia è presente una sede dell’alto commissariato per i rifugiati; secondo: il respingimento di ieri è stato fatto in acque internazionali", ha spiegato Maroni. Per questo, ha detto, bisognerebbe "accertarsi delle notizie e usare la prudenza che queste cose richiedono, altrimenti succede come la scorsa settimana quando i 70 clandestini a bordo di una nave respinta, per la stampa erano tutti curdi e iracheni, ma dopo i controlli si è verificato fossero tutti egiziani". Inoltre, ha sottolineato Maroni, "la pratica dei respingimenti fa parte di accordi tra Italia e Libia firmati dal governo precedente, che noi abbiamo solo attuato". Il ministro ha poi ricordato i dati sui flutti di clandestini sulle coste italiane: "Nel periodo tra il primo maggio e il 30 agosto 2008 arrivarono 14mila clandestini, nel medesimo periodo quest’anno ne sono arrivati 1300".

Ancora tensione sul pattugliatore
Momenti di tensione sul pattugliatore d’altura Denaro della Guardia di Finanza, sul quale si trovano i 75 migranti, tra i quali 15 donne e tre minori, respinti ieri in Libia dal governo italiano dopo essere stati intercettati al largo delle coste siciliane. Gli immigrati, in gran parte somali, si sarebbero infatti rifiutati di essere trasbordati sulle unità libiche. A comunicarlo è stato uno di loro, telefonando con un satellitare al corrispondente in Italia della Bbc. A rendere difficoltosa l’operazione anche le condizioni del mare, tanto da sollecitare l’intervento di un rimorchiatore. Alla fine è stato deciso per motivi di sicurezza di dirottare il pattugliatore direttamente verso il porto libico di Al Zuwarah, luogo di partenza di numerosi barconi carichi di immigrati, dove l’unità militare italiana sta per approdare.

Unhcr: "Comportamento grave" L’alto commissariato dell’Onu per i Rifugiati (Unhcr) ritiene "grave" il comportamento delle autorità italiane dopo il respingimento verso la Libia di un gommone con oltre 70 persone a bordo, la gran parte somali ed eritrei in fuga da zone di guerra. "Riteniamo grave - ha affermato Laura Boldrini, portavoce dell’Unhcr - che le autorità italiane non abbiamo dato seguito alle pressanti richieste di fare domanda d’asilo avanzate dai somali a bordo della motovedetta e che il loro forte timore di essere rimandati in Libia sia stato ignorato". Riferendosi alle tensioni a bordo della motovedetta al momento del trasbordo dei migranti, l’Uhcr sottolinea che "non v’è da meravigliarsi, tanto più quando non viene fatto un esame delle situazioni individuali attraverso l’identificazione ma si procede al repsingimento collettivo". "Ciò è ancora più preoccupante perchè, così come dimostrato dagli ultimi episodi, questi respingimenti vengono fatti ai danni di uomini donne e bambini in fuga da Eritrea e Somalia, paesi che - conclude Boldrini - notoriamente producono rifugiati".