Maroni: altri sei mesi per decidere sul Tfr

Francesco Casaccia

da Roma

Slitta il decollo della previdenza complementare. La riforma entrerà in vigore il primo gennaio 2006 anziché a luglio prossimo. Di conseguenza anche il criterio del silenzio-assenso, il meccanismo in base al quale il lavoratore avrà sei mesi per valutare se destinare una parte del suo Tfr ai fondi integrativi, partirà a gennaio. La decisione è emersa nell’incontro di ieri tra il ministro del Welfare Roberto Maroni e i sindacati.
Nei prossimi giorni, ha spiegato il ministro, verrà definito il decreto da sottoporre al Consiglio dei ministri per la decisione preliminare. Subito dopo sarà trasmesso al Parlamento per il parere e, quindi, consegnato alle parti sociali per il confronto di merito. Confronto, aggiunge Maroni, che «dovrà comunque concludersi entro settembre per approvare il decreto prima della sua scadenza a ottobre». In ogni caso, i sindacati verranno riconvocati dopo l’approvazione del Consiglio dei ministri che avverrà entro la fine di giugno. Maroni ricorda che il semestre previsto dalla riforma delle pensioni per utilizzare il criterio del silenzio-assenso scatterà il primo gennaio 2006 e l’ultimo trimestre del 2005 sarà utilizzato per «una campagna informativa istituzionale» sulle nuove regole sull’utilizzo del Tfr. «Sarà una campagna aggressiva e capillare» per spiegare ai lavoratori tempi e modi della scelta. Dopo aver bocciato la proposta di Baldassarri come «vecchia (l’aveva già respinta il ministro Tremonti due anni fa)», Maroni precisa che è stato risolto il problema della vigilanza dei fondi che spetterà alla Covip. Disco rosso, invece, sulla richiesta dei sindacati di distinguere i fondi collettivi dalle polizze individuali. Resta aperta, infine, la partita con le banche per il fondo di garanzia. Al termine dell’incontro, i sindacati hanno confermato che la fase è ancora interlocutoria. «Siamo al nulla di fatto», precisa Morena Piccinini della Cgil, che poi aggiunge: «Il governo ha confermato che le bozze circolate finora non hanno alcun valore».
Maroni, intanto, rilancia indirettamente l’idea delle gabbie salariali. «Per quanto riguarda la riforma del modello contrattuale - dice - vorrei ricordare che nel marzo 2005 un rapporto dell’Ocse invitava a modulare gli stipendi e i salari in base alle differenze regionali su produttività e costo della vita. Credo che non possiamo ignorare le raccomandazioni dell’Ocse e su questo sollecitiamo le parti sociali».