Maroni: "Reati in calo del 10%. Le ordinanze locali funzionano"

Il ministro dell’Interno: "Tante polemiche sui sindaci sceriffi, ora
vediamo che il controllo del territorio dà i suoi risultati&quot;. <a href="/milano/coprifuoco_congelato_movida_ticinese_ma_arrivano_piu_agenti/24-11-2010/articolo-id=489079-page=0-comments=1"><strong>Coprifuoco congelato in Ticinese</strong></a>

Quella dei sindaci sceriffi? Era una caricatura. «I sindaci sono ufficiali di governo» e se i reati sono in calo - come sono - il merito è anche delle ordinanze «creative». Il ministro dell’Interno Roberto Maroni si confronta con i sindaci della Lombardia. Sui tagli promette impegno, sul federalismo fiscale - temendo che il meccanismo possa «essere frenato» - chiede un’accelerata, ma sulla sicurezza i numeri sono già tutti dalla parte giusta. «In Lombardia c’è un calo di quasi il 10 per cento e questo è dovuto anche ad un maggior controllo del territorio - dice entrando al Forum dell’Anci al palazzo delle Stelline - con i sindaci ho un ottimo rapporto e stiamo lavorando molto bene sul fronte della sicurezza. Gli strumenti che hanno chiesto li abbiamo messi a disposizione e le ordinanze stanno portando a una progressiva riduzione dei reati. È merito anche del controllo sul territorio fatto dai sindaci. Quindi, non posso che essere soddisfatto come ministro dell’Interno su questo fronte». E ricorda che sulle ordinanze «creative» c’erano state polemiche, e che qualcuno aveva parlato di «sindaci sceriffi».
Milano, la Lombardia e il Nord sono stati particolarmente attenti a sfruttare le possibilità offerte dalle ordinanze: il 30 per cento di quelle nazionali sono state adottate in Lombardia, il 75 per cento nelle regioni del Settentrione.
I reati sono in calo, la percezione dei cittadini secondo il ministro è destinata a prenderne atto: «Io - commenta Maroni - preferisco lavorare sui fondamentali, cioè la riduzione dei reati piuttosto che sugli spot dicendo alla gente di stare tranquilla. A poco a poco anche la percezione arriverà».
Quanto ai problemi che incontrano le forze dell’ordine e i Comuni (con le polizie municipali) per organici e strutture logistiche sottodimensionate, Maroni è stato molto franco.
Il discorso parte da lontano, dalla «finanza allegra degli anni Settanta e Ottanta», alle attuali situazione di finanza pubblica. «Ci sono delle priorità - ha riconosciuto a proposito dei tagli che limitano anche le assunzioni e il turn over negli organici - e la priorità in questo momento è evitare il fallimento dello stato». «Prima si andava avanti a colpi di 5-6mila assunzioni, ora anch’io non posso sostituire gli uomini, e cerco di intervenire recuperando risorse “rubandole” alla criminalità organizzata e riorganizzando caserme e presìdi territoriali». «La novità - ha ricordato - sono i beni confiscati alla criminalità, con le nuove norme».
Si parla di operazioni straordinarie che hanno portato al sequestro di 35mila beni per 18 miliardi sottratti alla criminalità e messi a reddito, in modo tale che possano fruttare almeno l’1-2 per cento.